August 02, 2017

MARCELLO GIOMBINI - Trans vita express (1974, LP, Italy)

MARCELLO GIOMBINI: TRANSVITAEXPRESS (PCC – ITALY 1974) LP
Still quite obscure and quite surprising electronic/tape/psych christian library album by Marcello Giombini, possibly the greatest exponent of the beat rock mass genre (pioneering it before the electric prunes) as well as a renowned film soundtrack composer. from an old description: "this is a trippy psychophonic tale of the beyond comparable to some narrative works by ina grm composers like michel chion, jacques lejeune, luc ferrari, etc., but with that great wacky feel of albums like the tower and machine nr.9 or those made by bruce haack, nurse with wound, nascita della sfera, horrific child and other french eccentrics. surfacing from the electronic and musique concrete magma are two evocative synth pieces recalling early battiato, arturo stalteri, alvin curran, claudio rocchi, etc., a brilliant and groovy synthetic proto-drum'n'bass rap with loads of effects, two gentle folk songs and an uptempo ballad with generous doses of electronic enrichments. all very effectively and psychophonically constructed in 1974 by marcello giombini. another renowned soundtrack composer, mario molino, is featured on guitar in the recording.
marcello giombiniMarcello Giombini nasce a Roma nel 1928 e poco più che ventenne, diventa direttore del Coro dell'Accademia Filarmonica e dell‘Orchestra Sinfonica di Roma. Poi, compone musica sinfonica propria, collabora con la RCA come direttore d'orchestra finchè, nei primi anni ’60, inizia a dedicarsi alle colonne sonore, realizzandone più di 100 (solitamente “spaghetti western” o film di serie B tipo “Sexy al neon”, e “Le città proibite”).
Nel 1964, inizia ad interessarsi alla musica religiosa, intrioettando le indicazioni del Concilio Vaticano II° che, a fronte di una grave crisi delle vocazioni, invitava i fedeli ad utilizzare tutti i mezzi e le tendenze moderne possibili (musica “beat” inclusa) per riavvicinare le masse alla Chiesa.


In questo senso. fondamentale si rivela l’incontro con i Barritas per i quali il musicista scrive prima la colonna sonora del film “Su e giù” e l’anno successivo, il brano “Non Uccidere” che diventerà a tutti gli effetti il primo 45 giri di “catto-beat” italiano.
Sullo stesso filone, seguiranno l’album “La messa dei Giovani” (1966) che ottenne un successo planetario, e una cinquantina di 33 giri di cui la maggior parte a nome di “Clan Alleluia”.
Nell’ultima fase della sua carriera, Giombini si dedicò, oltre alla numerologia, all’elettronica e alla scrittura, alla stesura di 150 nuovi salmi (ne aveva già composti altrettanti tra il ’68 e il ’72) con la collaborazione di Maddalena Romeo Boni. L’opera però si fermò al 25° canto per la morte dell’autore nel dicembre del 2003.
In sintesi, possiamo dire che nei suoi 75 anni di vita Giombini fu un musicista eclettico e devoto.
Come facesse tuttavia a conciliare il “Non uccidere” (1965) con “La ballata per il pistolero” (1967), “Corri Signore ho bisogno d'aiuto" (1970) con “Le calde labbra del carnefice” (1974) o “Il Cenacolo” con “Antropophagus” (1980), questo per me resta un mistero.
Comunque, malgrado le indubbie capacità tecniche e compositive, le sue composizioni di fede “per giovani” furono sempre di una banalità disarmante e talmente elementari da risultare sorpassate non solo rispetto al contemporaneo Beat, ma addirittura al Rock’n’Roll.
Questo naturalmente ai giovani cattolici non importava nulla - l’importante era trasmettere la fede - ma anche una delle poche volte che il Maestro tentò di cimentarsi con qualcosa che non fosse il Rinascimento, i films trash, l’opera sinfonica o "il giro di Do", i risultati furono decisamente opinabili.
Ad esempio, nell’album “Trans Vita Express”, pubblicato nel 1974 dalla discogafica Pro Civitate Christiana (con testi di Enzo Barbarino) il musicista immagina che, appena dopo la morte fisica, le anime vengano traghettate nell’aldilà con un treno e nel disco, ne racconta il viaggio dalla partenza sino all’arrivo.

L’incipit è terribilmente ansiogeno e non solo per il tema trattato, ma specialmente per la tecnica utilizzata che, in una sorta di psicofonìa (per usare la definizione dello stesso Giombini), compenetrava rumori, grida, risate isteriche, sbalzi tonali e una pletora di effetti ottenuti con due sintetizzatori Arp 2600.
Molte delle parti recitate si ripetono molto e e il primo lato del disco si basa quasi esclusivamente sulle ossessive angosce dei defunti prima della partenza. I brevi intervalli musicali che fanno da ponte ai vari ambienti dimostrano una buona dimestichezza dell'autore col mezzo elettronico ma, a conti fatti, finiscono per assomigliare tutti a “On the run” dei Pink Floyd, incisa appena un’anno prima.
La seconda parte, che racconta il viaggio del treno e il suo avvicinamento al "mondo dei più" , segue lo stesso andazzo con in più un finale per chitarra e voce femminile, sempre strutturato su giri armonici piuttosto scontati.
Inutile ribadire che la tecnica della narratio era molto comune negli anni ’70 (da Gaber ai Pholas Dactylus) e il “tape sound” era già stato abbondantemente utilizzato sin dai tempi dei Moody Blues, dagli stessi Floyd, Small Faces e a casa nostra, dal primo Franco Battiato.
Il solo encomio che farei al Giombini è per l'aver creato un buon phatos sonoro, ma io sono dell'avviso che quando si partorisce un disco per una sola conventicola, anche quel poco di originale che vi potrebbe essere rimane comunque trascurabile.
Come per tutta la musica religiosa “giovanile” italiana dagli anni ’60 in poi, anche “Trans Vita Express” resterà isolato nei soli ambienti cattolici e pur presumendo che fosse vagamente innovativo, lo fu solo per quell’ambito. Non certamente al di fuori dove l'avanguardia era già avanti anni luce. by classikrock.blogspot.it

1 comment:

centraldoprog said...

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