Saturday, October 14, 2017

Mike Westbrook Orchestra ‎– The Cortège (1982, 2xCD, England)

The Mike Westbrook Orchestra's 1982 opus The Cortège, initially released as a sprawling three-disc vinyl set by Original Records (re-released on CD by Enja) and winner of that year's Grand Prix du Disque de Montreux, is an often stunning work of massive scope and an indisputable highlight of Westbrook's career. Originally commissioned by the Bracknell Jazz Festival in 1979 and subsequently performed at a number of European festivals, The Cortège is themed around the idea of a New Orleans funeral procession, from its dirges to its final exuberance, but this theme is used as a framework for excursions into territory that is pure Westbrook -- namely a marriage of creative jazz orchestra and European poetry written by Federico García Lorca, Arthur Rimbaud, Hermann Hesse, William Blake, and others. To be sure, the impassioned, theatrical, and -- to some -- even occasionally eccentric interpretations of the texts by singers Kate Westbrook and Phil Minton do not fit within what might traditionally be considered "jazz vocals"; both Westbrook and Minton draw mainly from European cabaret, musical theater, the avant-garde, and even opera. And they throw themselves into their performances, holding nothing back. They possess extraordinary range, control, and interpretive skill, and anyone open to a melding of jazz and European art music -- which honor each other here -- should find much to admire in the performances.
Moreover, Westbrook assembled a wonderful 17-piece ensemble for this project, capable of warmth and color in the ensembles and powerful, passionate solo statements. Notable among the players are musicians from both the British jazz and avant rock worlds, including bassoonist Lindsay Cooper (who takes a Zappa-ish solo complete with wah-wah on "Democratie"), cellist Georgie Born, guitarist Brian Godding (spitting fusiony sparks on the opening "It Starts Here" and ending "Erme Estuary" with atmospheric soundscapes), electric bassist Steve Cook, and saxophonist Chris Biscoe (pushing beyond the waltz of "Knivshult/Ash Wednesday" and taking the rhythm section with him). If you think The Cortège's band photos snapped by Kate Westbrook in a fancy hotel ballroom provide evidence that this project might be overly polite, listen to the suitably raucous treatment given to John Clare's celebration of ale-drinking companionship The Toper's Rant ("And we'll sit it in spite of the weather/Till we tumble dead drunk on the plain/When the morning shall find us together/All willing to stand it again") in "A Hearth Burns," with Minton, Kate Westbrook, and Born pumping out the vocal chorus with abandon while the horns and reeds wail around them (followed by a blues-rockin' feature for Godding). And yes, "A Hearth Burns" segues into the genuinely weird "Une Vie," with a short text by Finnish poet Pentti Saarikoski vehemently declaimed by Minton over Cook's Hugh Hopper-esque fuzz bass -- it's as bizarre as Ivor Cutler on Robert Wyatt's Rock Bottom. The Cortège might be too sprawling for a first investigation of Westbrook, but it warrants consideration as the centerpiece of any Westbrook collection.

Hermeto Pascoal E Grupo ‎– Lagoa Da Canoa Município De Arapiraca (1984, CD, Brazil)

A classic Pascoal mix of fine Luso-jazz playing, elegant moments of more traditional modes (as in a pretty song with fine accordion), and various avant-gardisms, new wave-derived and more purely personal (Pascoal even samples Brazilian radio football commentators in a pair of less-than-a-minute cuts, drawing parallels between the music at hand and the announcers' narration of the games). Far more adventurous than Nascimentos and such, it still has a very solid base of excellent musicianship.

TAMARUGO ‎– Tan Lejos Del Mar (1980, lp, Chile)

Risultati immagini per tamarugo - tan lejos del mar 1978
A Chilean trio that released one sole album on a French label, TAMARUGO named themselves after a very helpful edible shrub growing in deserted pampas. Obviously the group benefited from a lot of sympathy towards fleeing countrymen (and by now French refugees) LOS JAIVAS and CONGRESO whom both had much success with their Andean Folk music, a bit like other second wave Argentinean group Horizonte.
TAMARUGO's music was certainly much jazzier than the other three aforementioned groups, using much bossa nova and sometimes even sounding like CARAVAN, but they managed to remain distinctly Andean folk sounding, despite some tremendous instrumental forays in jazz-rock. Their sole album was released on the French label Escargot in February '79, and the songs are sung in Spanish, the lyrics were written bilingual, showing how this was more of a French products than it was in its Pinochet-dominated homeland. This was to be their sole album though, and I don't think the album received a legitimate Cd reissue, which is a damn shame.

Thursday, October 5, 2017

CATASTROPHE ‎– High Dynamic (1982, LP, France)

Catastrophe High Dynamic Private French Progressive Jazz/ Zeuhl featuring: Pascal Dumont (bass), Serge Vuillier (drums), Manuel Godeck (sax), Christian Freytag (guitar).
An obscure French instrumental fusion band who released just the one album in 1982. They came from Metz, and their style was more like that of the early 1970s with a strong Zappa/Mothers fusion feel, with some Magma/Zeuhl and/or Mahavishnu type influences.
Side A
A1 Longue Distance (6:30)
A2 Noche De Marcha (7:10)
A3 Pas Si Sérieux (9:40)
Side B
B1 Rouge Mer Outre-Vert (10:20)
B2 High Dynamic (10:30)
Official DR value

Wednesday, October 4, 2017

ANGELO BRANDUARDI ‎– La Pulce D'Acqua (1977, Italy)

La pulce d’acqua… Sonorità che ammiccano a tradizioni musicali irlandesi narrando di una spiritualità dei nativi d’America. Angelo Branduardi: un Maestro trasversale e multiculturale eppure… proprio italiano.
Angelo si muove con maestria ed eleganze, mai stucchevole e mai sterilmente retorico, e vola sulle contaminazioni come il suo nome: nomen est omen! La musicalità del brano entra come imperativo in chi ascolta, imperativo alla danza, al coinvolgimento globale del corpo e dell’animo in un travolgente stimolo alla vitalità.

La pulce d’acqua
Un’antica leggenda degli Indiani d’America, i nativi di quegli spazi immensamente vergini, raccontava che un insetto, una pulce d’acqua, minuscolo e sfuggevole, fosse capace di rubare l’ombra a chi avesse spezzato le regole di armonia dettate dalla Natura. La punizione per tale peccato, irrogata da una così umile creatura, era ritrovarsi spossessati, per contrappasso, della propria ombra, perché l’ombra era la parte del fisico umano, del corpo, più sfuggevole: una proiezione che raccontava del corpo medesimo dentro la Natura, una elemento promanato dal fisico ma intangibile, come lo spirito vitale.

Privato dell’ombra, il destino del peccatore, tale anche solo per imprudenza o superficialità, era segnato: perdere sé, perdere la propria vitalità a causa della malattia punitiva, a meno di… espiare la propria colpa, ripristinando l’armonia, cantando, a lungo, e la pulce d’acqua, sfuggevole tanto quanto vigile, riterrà espiata la colpa e perdonato il peccato, rendendo l’ombra al suo fisico.
Perentorio e straordinariamente didascalico è il tono di “…e ora tu sei malato”, dove l’ora è un allora, nesso eziologico di colpa, e il tu l’imputazione non mediata e non attenuata della colpa.

Procurare la morte per schiacciamento è l’emblema della pretesa superiorità dell’uomo che sopprime l’altro per sola potenza rude, per pressione, e in questo simbolo vi è tutta la tracotanza dell’uomo stesso, convinto di essere il dominatore fisico dell’universo come in realtà non è.
La sua vera forza, infatti, il vero simbolo della vitalità anche dell’uomo è non nel suo peso fisico ma in quella sua ombra intangibile di cui non si accorge nemmeno dell’importanza finché non la perde e di come sia la vera proiezione di sé grazie alla luce dell’altro da sé. Una intangibilità piena e vivificante ma spossessabile, confiscabile. Ciò che si toglie per peso e gravità si recupera per melodia e, di nuovo, intangibilità del canto.
Una visione dinamica della vita, di equilibri dinamici, cromatici, che la musica del brano rende e restituisce in tutta la sua portata semantica: così tanto in una sintesi elegantemente leggera.
E allora… a lungo… a lungo cantare per farsi perdonare!

L’arte che riporta l’uomo in equilibrio dai suoi viaggi e azioni da “deliri di onnipotenza”, il canto come formula magica ancestrale che allontana la malattia e la morte.
Il legame con Ballo in Fa diesis minore è forte ed evidente, oltre che tangibile nella pubblicazione dei lavori di Angelo: la sua visione del mondo è una visione olistica costante nel tempo, già forte in origine, intrisa fino al profondo di carica spirituale. Ma nel Ballo in Fa diesis minore il peccato dell’uomo è nella sua immanenza fisica, non è che la sua caducità fisica e la soluzione è l’astuzia espiatrice e salvifica dell’uomo: far ballare la “Morte che porta corona“, di tutti noi signora e padrona, che si presenta forte del suo strapotere ed arrogante nella sua retorica (parleremo di Ballo in Fa diesis minore in altro post).

Ogni personaggio della canzone La pulce d’acqua, di nuovo una storia di interazione per nesso come nell'altro grande successo Alla Fiera del’Est, ha una sua aggettivazione ben precisa : la pulce è d’acqua, la mosca è d’autunno, la serpe è verde. Tutto è caratterizzato per avere una individualità ben netta ma aperta, che lega ad altro, un tratto che si allarga in un gioco di colori o di stagioni o di luoghi. Un senso di comunione come di appartenenza, in un ordine fatto di sfumature leganti confini precisi.

In questo concerto, Angelo scatena il suo violino, far salire le note al cielo, porta le melodie a spingere chi ne è avvolto a danzare; è una leggerezza feconda che rifonde la vitalità a chi ha perso, nel quotidiano di oggi come di ieri, di qua nel mondo come di là nel mondo, la propria ombra.

Straordinario, Angelo, straordinario!
I diritti su musiche e testo, sulla canzone nel suo complesso e sul video, presenti in questa pagina sono di esclusiva proprietà dell’Autore/degli Autori e la divulgazione da parte nostra è solo per promozione culturale e studio. (Said.In)
Songs
1 - Ballo in fa diesis minore (7:03)
2 - Il ciliegio (4:10)
3 - Nascita di un lago (4:05)
4 - Il poeta di corte (3:47)
5 - Il Marinaio (4:08)
6 - La pulce d'acqua (4:47)
7 - La sposa rubata (3:58)
8 - La Lepre nella Luna (4:59)
9 - La bella Dama senza pietà (6:39)

Line-up / Musicians
Angelo Branduardi: Violin, Guitar, Pan-pipes
Gigi Cappellotto: Electric Bass
Bruno De Filippi: Sitar, Armonica, Ocarina
Massimiliano Di Carlo: Cetra
Franco Di Sabatino: Keyboards
Maurizio Fabrizio: Piano, Guitar, Guitar Ottavino
Roberto Puleo: Buzuki, Slide Guitar
Andy Surdi: Drums, Percussions
Guest: Luigi Lai to the launeddas
Risultati immagini per angelo branduardi ‎la pulce d'acqua
La prima edizione di questo disco era accompagnata da nove tavole disegnate da Mario Convertino, in cui l'artista interpretava, con i suoi disegni, le canzoni del disco; la tavola de La pulce d'acqua, è diventata la copertina della prima stampa in CD dell'LP. Ciascuna tavola si riferisce a un brano dell'album; la tavola relativa a Il Marinaio è un omaggio a Maxfield Parrish.
Ballo in Fa diesis minore
Canzone che riprende il film il settimo sigillo in cui l'uomo sfida la morte. La melodia si rifà alla celebre Schiarazula Marazula, melodia friulana di origine medievale che accompagnava riti esorcistici, raccolta da Giorgio Mainerio nell'opera "Il Primo Libro de Canti" (1578). Il testo invece è tratto dall'iscrizione che circonda la Danza Macabra di Clusone, in provincia di Bergamo e la Danza Macabra dipinta sulla Chiesa di San Vigilio a Pinzolo, in provincia di Trento:
« Io sont la morte che porto corona
Sonte Signora de ognia persona
At cossi son fiera forte et dura
Che trapaso le porte et ultra le mura »
Il ciliegio
È l'adattamento in italiano dalla tradizionale canzone inglese The Cherry Tree Carol (la 54^ delle celebri Child Ballads) già ripreso anche da altri artisti e gruppi quali Joan Baez, Judy Collins, Shirley Collins, Peter, Paul and Mary, Pentangle, Duo Greenoch, Josè Feliciano, Emmylou Harris, Chad Mitchell.

Nascita di un lago
Brano ispirato alla storia d'amore tra Merlino e Viviana
Il poeta di corte
Riprende passaggi del brano Canarios di Gaspar Sanz (1640-1710)
Il marinaio
Il brano è ispirato alla vicenda di Ulisse intento a ritornare a casa dall'amata Penelope.

La pulce d'acqua
È la canzone più famosa del disco. Il testo si ispira ai miti degli Indiani d'America, "Pulce d'Acqua" è infatti il nome di uno sciamano. Nella versione inglese del disco diventa un canto natalizio.
La sposa rubata
Questo brano riprende un antico canto bretone dal titolo Ar plac'h dimezet gant Satan ("La fidanzata di Satana"), parte della raccolta Barzhaz Breizh a cui Branduardi si è ispirato più volte.
La lepre nella luna
Si riferisce ad una delle tante versioni della leggenda buddista del coniglio lunare (o Sasajataka), molto popolare in Estremo Oriente.

La bella dama senza pietà
Rimanda ad una poesia di John Keats, a sua volta ispirata ad un componimento di Alain Chartier; la parte finale della melodia di ogni strofa riprende il brano tradizionale inglese Once I had a sweetheart, inciso in seguito dallo stesso autore nell'album Futuro antico I.