Saturday, April 29, 2017

SATCHITANANDA ‎– A Thought Away (1978, LP, Usa)

Great and obscure complex prog/jazz/fusion band of the Maryland/Washington DC area.
Intricate, hight dynamic with constant keyboard and piano alternations, beautiful sax and flute dialog and soloing,

Jackie Orszaczky ‎– Beramiada (1975, LP, Australia)

After Hungarian band Syrius toured and recorded an album in Melbourne in the early 70s bassist Jackie Orszaczky remained on and became an integral part of the Australian funk scene. This is the one solo album he cut in the 70s. Tight jazz prog. Hard to find.

Tuesday, April 25, 2017

NANU URWERK ‎– Irgendwo...Nicht Weit Von Hier... (1980, LP, Germay)


NANU URWERK was an obscure band whose only musical endeavor seems to be a fairly non-commercial type of fusion album in the late 70's. Not a typical jazz-rock album, especially when one looks at the year it was produced. The core of the sound is oscillating around a warm, atmospheric Rhodes piano that resembles Soft Machine's adventures. This band doesn't get as cool as the British group did after the first albums. They work around melodic, mellow and subtle jazz-rock ground and spice it up with unexpected funny harmonies and dissonant brass/woodwind sections. Some seldom vocal moments also present flirting with Zappa's world.                

ZOIKHEM - Vox Clamantis In Deserto (1997, CD, France)

A French experimental rock ensemble ZOÏKHEM were founded in 1995 as a trio by the frontman / drummer / pianist / composer / producer Franck SMITH, a baritone vocalist Pascal TERRIEN, and a pseudonymous clarinetist HÉLIOS. The ensemble's name ZOÏKHEM, a coined word mixed with "Zoï" and "Khem", means "sounds on a black land" according to what Franck's said. With their original soundscape not only clearly influenced by the Zeuhl Emperor MAGMA but also merged with electronic / acoustic chamber flavour, they had released two studio-based albums in 1997 titled "Requiem" and "Vox Clamantis In Deserto" via a French independent label Tribal Productions. Franck released two albums as a solo artist after ZOÏKHEM disbanded.

Monday, April 17, 2017

CARPINETA - s/t (1978, LP, Italy)

Just a little known album for this group, whose name comes from the hill facing the town of Mormanno (Calabria) where three of the musicians came from. The album mixes popular music with lyrics dealing with labour and emigration, and modern sounds that show jazz-rock influences, with an interesting result that sometines resembles the latest production of Canzoniere del Lazio. The record was self-produced, recorded in the band's rehearsal studio in Florence, with the limits of an amateurish production. It had a limited distribution that makes it hard to find now. To promote the LP the group had some concerts in Tuscany and Calabria, but it broke up soon afterwards. (Italianprog)

CARPINETA (di Gianfranco Oliva)
Carpineta è il nome del colle posto ad ovest dell’abitato di Mormanno; fra i due, scorre il fiume Battendiero. Fino all’incirca quaranta anni fa, affacciandosi dalla villetta antistante la Chiesa di S.Rocco, si poteva osservare, sulla sommità del colle, la sagoma della cappella intitolata alla Madonna di Lourdes; sul libretto di Vincenzo Minervini “Mormanno di una volta”, è interessante rileggere l’evento che ha portato alla sua edificazione. Nello stesso tempo, si poteva ascoltare il rumore del fiume che, all’epoca, possedeva una tale portata da rifornire le centrali idroelettriche dislocate lungo il suo corso, uniche risorse di energia elettrica per il paese, prima dell’avvento dell’Enel. In seguito, il variare delle condizioni climatiche prima e la costruzione dello sbarramento idrico al Pantano poi, hanno ridotto il Battendiero ad un corso d’acqua a volte simile ad un ruscello. 
Affacciandosi oggi dallo stesso posto, la cappella risulta ormai completamente mascherata dalla vegetazione e non si nota più; delle centrali, rimangono i ruderi ed il rumore del fiume è stato sostituito da quello estremamente fastidioso dei mezzi circolanti sulla Autostrada SA-RC (fermo restante il beneficio apportato da quest’ultima).

Nel 1978 Carpineta diventa il titolo di un longplayng interamente pensato e realizzato da un gruppo (allora) di ragazzi; oggi sono dei signori di mezza età, per dirla alla Marcello Marchesi, rispolverando una vecchia trasmissione televisiva degli anni ’60. Naturalmente, per non urtare la loro suscettibilità, puntualizzo che io, oggi, risulto essere un signore di ¾ di età. I ragazzi di allora, nello stesso ordine di cui alla copertina del disco, erano:
• Roberto Leonetti, piano elettrico, tastiere, chitarra acustica, organetto;
• Mario Lauria, sax tenore –soprano, clarinetto, flauto, zampogna;
• Francesco Fortunato, chitarra elettrica, acustica a 6 e 12 corde, mandolino e voce;
• Francesco Tarantino, basso, camastre, palo preparato, voce; è l’autore dei testi;
• Franco Bozzi da Pisa, batteria, percussioni, campanacci.
Anche loro iniziarono come “complesso” (oggi sono denominati “gruppi”), riproponendo i successi allora in voga, come d'altronde altri avevano fatto, sempre (e non solo) a Mormanno; compreso io con gli amici del tempo, all’incirca una decina di anni prima. Ma a differenza di tutti gli altri precedenti gruppi e di quelli che seguirono, loro riuscirono a completare un percorso di ricerca musicale abbastanza originale, fino alla scrittura di testi e di musiche, innescate in tematiche
interessanti ed attuali. Per noi, il complesso, o gruppo, era il fine per giocare e divertirsi con la
musica; per loro, ha finito per essere il mezzo per proporre delle idee.
L’album affrontava il tema dell’emigrazione e di conseguenza, si collegava, anche se in piccolo, all’eterno problema della questione meridionale.
Anche nella grafica della copertina mostrarono intuito ed originalità, trasformando il titolo dell’album in un acronimo, raggruppando una serie di parole direttamente collegabili al dramma, appunto, dell’emigrazione, come rappresentato nel seguente stralcio del retro.


Quasi trenta anni dopo, sembra di rileggere un copione letto e riletto, con l’aggiunta di nuovi figuranti: l’emigrante ormai acculturato, o addirittura in possesso di titolo di studio superiore, l’emigrante pendolare; e tutti, con l’aggravante della precarietà: i servizi giornalistici e televisivi in 
merito ormai si sprecano.Probabilmente è stato l’effetto dell’avvento della cosiddetta seconda
Repubblica, costruita con i mattoni della prima; anzi, ma parlo per me, sicuramente qualche nuovo mattone è risultato essere peggiore di quelli vecchi.
Avevo intenzione di proporre, ai nostri, di pensare alla rimasterizzazione dei brani, inserendoli in un CD per proporlo a tutti quelli che del disco non hanno memoria; ma l’intenzione è superata dalla notizia che, in occasione del trentennale dalla presentazione dell’album, sarebbe loro intenzione predisporre una nuova serie di brani sempre sulla stessa tematica, penso ovviamente, alla luce dell’attuale panorama sociale: è vero? (Lo chiedo a loro).
Si dice che Eduardo De Filippo, volesse trasformare il finale di Napoli milionaria in “nun è ancora passata a nuttata” caricandolo di cupo pessimismo rispetto alla speranza espressa da “adda passà a nuttata” dell’edizione originale.
Sicuramente sarà interessante verificare se la rabbia insita nei brani di Carpineta, negli eventuali nuovi brani risulterà immutata o trasformata in amara rassegnazione, come quella del grande meridionalista Giustino Fortunato, nato a Rionero del Vulture, dalle nostre parti, che così si
esprimeva: “Siamo quelli che la razza, il clima, il luogo, la storia hanno voluto che fossimo”. Naturalmente è solo una provocazione, conosco bene questi ex ragazzi.
Di seguito si ripropongono tutti i testi dell’album.
Consiglio, inoltre, di fare in modo di riascoltarlo: primo, perché è veramente interessante e ne vale la pena, e poi, perché rappresenta una di quelle, forse poche, iniziative nate a Mormanno, di carattere culturale, che è doveroso ricordare.



MASSIMO GIUNTOLI & ROBERTO MERONI ‎– Diabolik e i Sette Nani (1981, LP, Italy)



Prima ed unica fatica realizzata in coppia per Massimo Giuntoli, compositore, performer, designer urbano e artista multimediale (nel disco in veste di pianista, suo primo amore), e Roberto Meroni, affermato jazzista (nel disco suona clarinetto e sax).
Realizzato nel 1980, Diabolik e i sette nani, è un album piuttosto raro in quanto l’etichetta Rombo lo pubblicò con una tiratura molto limitata.

Disco strumentale basato sulle evoluzioni dei due musicisti tra elementi jazz, classici e improvvisati (Giuntoli è “artisticamente debitore”, tra gli altri, di Frank Zappa), momenti vivaci e intensi, con intrecci sonori di piano e fiati, suggestive e solitarie divagazioni, atmosfere cinematografiche e tiepidi rimandi al Keith Tippett Group. Di progressivo, in realtà, c’è poco, ma va apprezzata la volontà dei musicisti di andare controcorrente in anni in cui la musica aveva preso tutt’altra piega.

Così descriveva l’album Al Aprile: “…Disco lucido, costruito con buona tecnica e ottima conoscenza della storia musicale nei suoi più vari e solo apparentemente contrastabili aspetti, l’album gioca tra reminiscenze di tocco colto buona destrezza improvvisativa (dimostrata poi anche dal solo Giùntoli in successivi concerti) e spiccate simpatie per certe accattivanti alchimie del rock-jazz canterburyano…”.

Decisamente un brano adatto per una colonna sonora di un film è I racconti di Canterbury. Nel primo minuto è soprattutto il clarinetto a tenere le redini della scena, col piano in sottofondo. Non molto dopo il piano diventa più intenso e ossessivo, un po’ gobliniano. Passata la “sfuriata”, il brano diventa più allegro, a tratti è quasi musica da saloon.

Mastro Antonio. Dopo un breve avvio che richiama in parte la spensieratezza della seconda parte del brano precedente, Giuntoli inizia una serie di evoluzioni al piano (che sanno di improvvisato), con il clarinetto che fa da contorno apparendo e scomparendo.

Tre movimenti per pianoforte. Clarinetto e piano danno da subito via ad una composizione jazz molto leggera, creando poi anche atmosfere sognanti. Più avanti il brano restituisce frammenti più vivaci e molto liberi. L’amalgama tra i due strumenti a tratti è molto suggestiva. Intorno ai nove minuti il piano diventa, per poco tempo, più malinconico. In esso si intravedono un po’ di Banco. Torna molto presto vivo con uno sprazzo che ricorda alla lontana, in un tratto, “Il volo del calabrone” di Rimskij-Korsakov. Anche questo brano si potrebbe utilizzare in un film.

Una pioggia di note in scala eseguite dal piano ci accoglie in Diabolik e i sette nani, prima che lo stesso ceda il posto ai virtuosismi improvvisati del sax di Meroni, protagonista solitario per quasi tutta la durata del brano. Nel finale botta e risposta vivace tra i due interpreti.

Lothrorien è una lunga suite di circa venti minuti, registrata dal vivo, che presenta alcune variazioni lungo il suo cammino. Si comincia con un brioso gioco a due tra piano e clarinetto. Dai due minuti il posto di quest’ultimo è preso dal sax ma l’atmosfera non cambia di molto grazie al piano che continua imperterrito il suo pregevole lavoro. Poco avanti i due strumenti iniziano a “litigare”, con il sax che sembra imitare i lamenti di uno dei due contendenti. A litigata finita l’ambiente diventa più calmo, ma solo per poco, prima di un nuovo intreccio sonoro. Dopo i sette minuti il sax prende in mano la scena, in solitaria, in quella che sembra un’improvvisazione dai toni jazz. Dopo, in un nuovo segmento del brano, ritorna il solo piano, con due anime: una dolce e una invasata. La seconda avrà il sopravvento. Solo nei minuti finali torna il sax. (hamelinprog)

ROBERTO PICCHI ‎– Raggi Di Sole (1977, LP, Italy)


Un interessante compositore/musicista/attore, Roberto Picchi è nato a Brindisi ma viveva a Bologna, dove ha collaborato con molti artisti, tra i quali Claudio Lolli (sull'album Canzoni di rabbia) e Giorgio Lo Cascio (per il suo Il poeta urbano), prima di incidere un album solista pubblicato dalla Fonit-Cetra nel 1977.
L'album è inusuale per un cantautore, visto che Raggi di sole contiene solo sei lunghi brani, tutti della lunghezza di 6-8 minuti e con estese parti strumentali.
Un album molto bello, che mette in evidenza l'abilità di Picchi alla chitarra 12 corde e con un buon uso del sax e di strumenti elettrici, il disco è molto più vicino alla musica progressiva rispetto a quelli di altri artisti solisti che vengono etichettati con questo termine.
Il brano iniziale che dà il titolo all'LP, Raggi di sole, ha qualche influenza jazz, mentre la strumentale Negazioni è tra i momenti migliori dell'album, non molto distante dalle sperimentazioni etno-prog di Mauro Pagani. (Italianprog)

GRAMIGNA ‎– Gran Disordine Sotto Il Cielo (1977, LP, Italy) Re-up

A group formed in Milan by Martelli and Mompellio, coming from previous experiences (both had played in the beat era with I Messaggeri), that only released an album on the Ultima Spiaggia label in 1977. This can be a nice surprise to anyone into the Canterbury/Rock In Opposition sound, that only had good releases in Italy by Stormy Six and Picchio Dal Pozzo.
Their ten-track concept album Gran disordine sotto il cielo has strong similarities with the English group Henry Cow in the use of the female voice of Françoise Godard and such instruments as bassoon, oboe and violin, but even contains some lighter moments that make it a bit disjointed like the Ultima Spiaggia LP on the same label. An interesting album indeed, this deserves to be heard.
A ninth member joined the group soon after the album recordings, vibraphonist Valentino Marrè. Among the musicians involved, many have remained in the music biz, Martelli and Mompellio as composers, Mariani and Arcari as well known session musicians, the latter especially in the jazz field.