December 31, 2017

Stormy Six: Complete Discography

Stormy Six
(di Franco Fabbri)


Il beat, il r&b...
Gli Stormy Six nascono a Milano nel 1965, nell’ambiente studentesco che ha già prodotto gruppi come i New Dada (dei quali ricalcano la formazione: due chitarre, basso, batteria, organo, voce solista). Il fondatore è Giovanni Fabbri, al quale si aggiungono Alberto e Giorgio Santagostino, Maurizio Cesana, Mario Geronazzo, Maurizio Masla.

(La prima foto degli Stormy Six, nell’autunno del 1965. Da sinistra: Toto Zanuso, Alberto Santagostino, Maurizio Masla, Mario Geronazzo, Maurizio Cesana e – sopra – Giovanni Fabbri).

Tra l’autunno del 1965 e la primavera del 1967 la formazione si mescola con quella degli Stregoni, gruppo fondato da Franco Fabbri, con Toto Zanuso, Franco Lombroso, Franco Arena, Peppo Mazzantini, Alberto Bianchi e, più tardi, Luca Piscicelli. Il repertorio è costituito in larga parte da pezzi dei gruppi inglesi più orientati al rhythm & blues (Animals, Them, Rolling Stones), e da r&b originali. Il primo singolo, inciso nel 1966 per la Bluebell (Mini Records), contiene una cover di «All Or Nothing» degli Small Faces (testo italiano di Mogol, con un titolo molto più conciliante: «Oggi piango») e una canzone di F. Fabbri, «Il mondo è pieno di gente». Se ne vende qualche migliaio, soprattutto a Milano.

...e i Rolling Stones
Pochi mesi dopo, insieme ad altri gruppi, partecipano alla prima tournée italiana dei Rolling Stones (aprile 1967): la formazione comprende M. Masla (voce), Fausto Martinetti (organo), F. Fabbri (chitarra), L. Piscicelli (chitarra), A. Santagostino (basso), T. Zanuso (batteria); il secondo singolo (canzoni di Fabbri: «Lui verrà» e «L’amico e il fico» riecheggia le oscillazioni tra madrigale e r&b degli Stones «sotto» Brian Jones. Un terzo singolo per la stessa casa discografica, con un titolo programmaticamente hippy («Fiori per sempre»), rimane nel cassetto, per il tentativo contemporaneo di lanciare il cantante Maurizio Masla come solista, sulle orme di Maurizio Arcieri. I primi Stormy Six praticamente si sciolgono qui.

Il primo LP
Le Idee di Oggi Per la Musica di Domani (1969, Lp, First)
Si riformano poco dopo come quartetto (formazione classica: due chitarre, basso, batteria), con Franco Fabbri, Luca Piscicelli, Claudio Rocchi, Toto Zanuso. Ne nasce - a cavallo tra il ’68 e il ’69 - un LP curioso, tra il cantautoriale e lo psichedelico, certamente infuenzato dai Moody Blues di In Search Of The Lost Chord; l’album contiene qualche pezzo suggestivo: «Fiori per sempre» (riincisa), «Monna Cristina» (poi ripresa dai Nomadi), «Sotto i portici di marmo». Quest’ultima fa notare Claudio Rocchi come cantante e autore, e pone le basi della sua carriera di solista.

Country e politica
Indecisa sul ruolo e l’immagine del gruppo, la casa discografica propone (e ottiene) due cover dei Creedence Clearwater Revival: «La luna è stanca» (traduzione di Bruno Lauzi da «Bad Moon Rising») e «Lodi» (traduzione di Fabbri da... «Lodi»). Poco dopo Rocchi, al quale l’Ariston ha proposto un contratto come solista senza informarne gli altri componenti del gruppo, è sostituito al basso dal giornalista e conduttore radiofonico Massimo Villa. Seguono due singoli con canzoni di Fabbri, che manifestano una tendenza più decisa verso una freschezza country-pop, con testi che alternano romanticismo a ironia: «Alice nel vento» (retro «Il venditore di fumo»), che ottiene un buon successo nell’estate del 1970, e «Rossella», che ripete il risultato l’anno seguente. Ciò avviene soprattutto per l’appoggio della trasmissione radiofonica di Renzo Arbore «Alto gradimento», che programma con frequenza il retro, «Leone»: la canzone descrive candidamente le tentazioni di un «povero pendolare sulla strada per Milano», adescato dalle prostitute; ma gli scandali che porteranno anni dopo alle dimissioni dell’omonimo Presidente della Repubblica suggeriscono un’altra interpretazione. È cominciato, in qualche modo, il coinvolgimento politico degli Stormy Six. Nel 1971 partecipano al Festival pop di Viareggio («Avanguardia e nuove tendenze»), un baraccone parasanremese che ottiene però (in mancanza d’altro) un certo credito. Gli Stormy Six suonano «La manifestazione», una canzone scritta da Fabbri nel 1969; al gruppo si aggiunge, per l’occasione, un amico milanese: Eugenio Finardi. Il festival è «vinto» da Mia Martini, dalla PFM, dai Delirium, ma il buon successo induce la casa discografica a dare il via per un nuovo LP.

L’Unità

L'Unitá (1972, LP, First)
Nasce l’Unità, un LP anche stilisticamente bifronte: sulla prima facciata una serie di canzoni sull’unità d’Italia e sul brigantaggio meridionale (il film di Florestano Vancini Bronte, cronaca di un massacro viene girato nello stesso periodo), sicuramente in debito con il country rock «impegnato» americano (The Band, Neil Young, James Taylor); sulla seconda facciata un sound più corale, largamente (e in qualche punto anche insistentemente) ispirato a CSN&Y. «Pontelandolfo», una canzone che «mette in scena» con le parole delle cronache dell’epoca un episodio tragico del 1861, e «La manifestazione», in una versione più tesa e drammatica di quella presentata a Viareggio, dominano rispettivamente le due facciate. Tra gli ospiti in studio, alcuni nomi destinati a ricomparire più tardi altrove: Alberto Camerini (chitarrista elettrico nei due pezzi citati), Ricki Belloni (poi nei New Trolls, altro chitarrista in «Pontelandolfo»), Claudio Fasoli (poi nel Perigeo, sax soprano ne «La manifestazione». Il disco è in larga parte opera di Franco Fabbri, con il contributo di Massimo Villa e soprattutto di Giorgio Casani, che transita nel gruppo per un anno e mezzo circa ma che svolge un ruolo molto importante.
(Da sinistra: Franco Fabbri e Giorgio Casani, al primo festival di Re Nudo a Ballabio, 1971).
Il successo e la RAI
All’uscita, l’Unità viene salutata come uno dei migliori prodotti del nuovo rock italiano; la casa discografica ne viene incoraggiata a lanciare gli Stormy Six su un mercato più ampio, e ancora una volta in modo incongruente. Sottopone al gruppo una canzone del cantautore Mario Barbaglia, «Sotto il bambù», ispirata alla poesia omonima di T. Eliot («Under The Bamboo Tree»), che a sua volta citava una canzone dei primi del Novecento, in vista di una partecipazione al «Disco per l’estate». Gli Stormy Six, che nel frattempo hanno iniziato un’intensa attività di concerti «politici», trasformano il testo in una parabola antifascista, con un «pirata vestito di nero amico del ricco e dello straniero». La commissione di ascolto della RAI «boccia» la canzone, e la casa discografica esige (e ottiene) che il gruppo la riincida con un testo privo di senso, che rende popolare la filastrocca (e gli Stormy Six) presso il pubblico infantile. L’episodio chiude, poco gloriosamente, la seconda fase della carriera degli Stormy Six.

Guarda giù dalla pianura

 Guarda giù dalla pianura (1974, LP, Ariston)
Il gruppo decide di rafforzarsi, musicalmente e politicamente, importando tre musicisti coinvolti, insieme a Fabbri, nelle attività della Commissione musicale del Movimento Studentesco, sorta di «picchetto volante» della canzone politica che tra il ’71 e il ’73 esegue centinaia di concerti in scuole, fabbriche, quartieri. I tre sono Umberto Fiori, cantante e autore, studioso della canzone sindacale americana, di W. Guthrie e di Dylan (sui quali scriverà più tardi un noto libro); Tommaso Leddi, polistrumentista e compositore; Carlo De Martini, violinista. Entrano nel gruppo a tutti gli effetti nel giugno del 1973. L’impasto tra folk e classico, che si somma alla vena rock del gruppo, prefigura gli sviluppi successivi. Per farsi perdonare l’infelice vicenda di «Sotto il bambù», la casa discografica concede agli Stormy Six di registrare quasi subito un nuovo LP: il gruppo ne approfitta per «sciacquare i panni» nella canzone politica più rigorosamente definita, ricostruendo in Guarda giù dalla pianura il repertorio eseguito nei concerti che - sempre più numerosi - lo portano nelle piazze d’Italia. Fabbri e Fiori si alternano al canto, con un accompagnamento rigorosamente acustico; le canzoni di Guthrie sono quelle che suonano più naturalmente congeniali all’insieme, ma anche «Per i morti di Reggio Emilia», con il suo sound sinfonico, ottiene un’esecuzione suggestiva e adeguata alle intenzioni dell’autore (che per questa ballata sui fatti tragici del 1960 si era ispirato ai Quadri da un’esposizione di Musorgskij). L’attività concertistica prosegue freneticamente, e in un rapporto vivacissimo col pubblico (non manca mai, alla fine dello spettacolo, il famoso dibattito) nascono - per così dire - «a richiesta popolare» nuove canzoni. Ma la casa discografica non ha gradito la ruvida franchezza di Guarda giù dalla pianura, e passano due anni senza che gli Stormy Six tornino in studio. Qualche mese prima di Guarda giù dalla pianura, all’inizio del 1973, il gruppo aveva partecipato alla registrazione di «Compagno Franceschi», uno degli inni di piazza più cantati a metà degli anni Settanta, scritto da Franco Fabbri e pubblicato sotto il nome della Commissione musicale del Movimento Studentesco.
(Alcuni degli esecutori di «Compagno Franceschi» in studio di registrazione. Da sinistra: Carlo De Martini, Antonio Voltolini, Giorgio Politi, Tommaso Leddi, Michele Mozzati, Umberto Fiori, Franco Fabbri).

È questa, però, l’ultima volta che il gruppo viene coinvolto direttamente nell’attività di una forza politica: da questo momento in poi si definisce una linea di indipendenza destinata a sviluppi immediati e impensati.

Nasce l’Orchestra
Sul finire del 1974, proprio per garantire l’autonomia dei musicisti impegnati politicamente dall’invadenza propagandistica di partiti e partitini, e per tutelarli sotto il profilo economico e sindacale, nasce a Milano, l’Orchestra, la prima cooperativa musicale italiana. La presiede Fabbri, e tutti gli Stormy Six vi partecipano. Pochi mesi dopo, quando già l’Orchestra ha dimostrato la sua efficacia come agenzia di spettacoli, si presenta l’occasione di trasformarla anche in casa discografica. L’Ariston, casa discografica degli Stormy Six, si dice disposta a cedere il proprio diritto esclusivo sul gruppo, in cambio della distribuzione commerciale dei dischi eventualmente prodotti dalla cooperativa.

Un biglietto del tram

Un Biglietto del Tram (1975, LP, L'Orchestra)
Nel giro di poche settimane, nella primavera del 1975, nasce il primo disco «indipendente» degli Stormy Six (uno dei primissimi, comunque, per un gruppo italiano): Un biglietto del tram. È un grande successo: distribuito porta a porta, nelle manifestazioni, ma anche nei negozi (qui, dall’Ariston) finisce per vendere quasi trentamila copie, una cifra esorbitante confrontata ai mezzi, e al periodo di grande crisi nel quale la discografia sta precipitando. «Stalingrado» diventa un inno di piazza. Un biglietto del tram è un disco molto particolare. Il contenuto è politico (le canzoni rievocano episodi della Resistenza) e il suono è rigorosamente acustico: ma nelle musiche e nei testi - tutte e tutti di ottimo livello - si coglie l’atmosfera del progressive rock inglese (Gentle Giant, Jethro Tull, Procol Harum), filtrato attraverso un rigore musicale che depura gli elementi blues a favore di una scrittura cameristica di sapore continentale, mitteleuropeo. È un lavoro autenticamente collettivo: Fiori e Leddi si aggiungono come compositori, il suono del violino di De Martini plasma l’impasto globale, tutto il gruppo collabora agli arrangiamenti. Tra l’altro, alla formazione si è aggiunto stabilmente anche il tecnico del suono, Giorgio Albani, primo caso del genere in Italia.

Musiche per il teatro

Cliché (1976, LP, L'Orchestra)
Nel 1975 e 1976 gli Stormy Six scrivono musiche di scena per 1789 (Teatro dell’Elfo), Tito Andronico (Teatro Uomo), Pinocchio Bazaar (Teatro dell’Elfo); i primi due lavori sono documentati nell’LP Cliché, il terzo, un vero e proprio musical di grande successo, non verrà mai inciso, anche se alcuni pezzi sono stati recuperati nell’LP Macchina Maccheronica, alcuni anni più tardi. Cliché è un disco strumentale, realizzato in collaborazione con i jazzisti Guido Mazzon (tromba) e Tony Rusconi (batteria: nel frattempo Toto Zanuso ha lasciato il gruppo): sconcerta il pubblico «politico», che si aspettava un bis di «Stalingrado», ma ottiene una calda accoglienza dalla critica, anche internazionale.

L’apprendista

L'Apprendista (1977, LP, L'Orchestra)
Il «vero» seguito de Un biglietto del tram esce l’anno successivo (’77): si intitola L’apprendista e presenta molte novità. Il gruppo ha cambiato formazione: alla batteria è entrato, nell’autunno dell’anno precedente, Salvatore Garau (proveniente dal gruppo sardo dei Salis), stilisticamente incline al progressive con venature di jazz rock; presenze sempre più importanti sono Pino Martini (bassista dei Salis, che prima si affianca a Piscicelli e poi lo sostituisce) e Renato Rivolta (saxofonista e polistrumentista, già nel Nuovo Canzoniere Italiano, destinato a sostituire De Martini un anno più tardi). Ricompaiono gli strumenti elettrici, e il suono d’insieme è decisamente più rock. Anche L’apprendista è un disco «politico», ma in un senso più mediato: le canzoni (testi tutti di Fiori, musiche di Leddi - soprattutto - e di Fabbri) riflettono il clima politico-sociale dell’Italia del ’77, con un tono più incline all’osservazione critica che all’incitamento. Il pubblico apprezza soprattutto la polifonia «operaista» de «L’orchestra dei fischietti», ma nel disco ci sono brani di grande intensità (come «Il barbiere») e pezzi più decisamente sperimentali. Nel frattempo, il concerto degli Stormy Six si è arricchito di un’ampia parte teatrale, sviluppatasi attorno alla parodia delle radio «libere» e dell’americanizzazione della cultura italiana che il gruppo ha introdotto nel finale di «Arrivano gli Americani», un pezzo de Un biglietto del tram. È il primo esempio di cabaret-rock italiano.

In Europa
Nel 1977 il gruppo partecipa al Festival di Tübingen, dove ottiene un caloroso successo; si intensificano i rapporti con gli Henry Cow, conosciuti durante una tournée italiana del 1976, e nei primi mesi del ’78 nasce Rock In Opposition, un’organizzazione di gruppi che comprende Henry Cow, Stormy Six, Univers Zero (Belgio), Etron Fou e Art Zoyd (Francia), Samla Mammas Manna (Svezia). Nel marzo del ’78 gli Stormy Six, dopo una tournée in Germania, partecipano al festival di RIO a Londra; il Melody Maker li recensisce entusiasticamente. Inizia qui una lunga attività internazionale che vede il gruppo sempre più impegnato in Europa, e gradatamente meno presente sulle scene italiane: suonano in Spagna, Francia, Inghilterra, Svezia, Austria, Svizzera, e soprattutto nelle due Germanie, dove sono altrettanto popolari.
(Tommaso Leddi dirige «Enzo» alla Volksbühne di Berlino, 1979; da sinistra Salvatore Garau, Renato Rivolta, Franco Fabbri, Umberto Fiori, Tommaso Leddi).

Macchina Maccheronica

Macchina Maccheronica (1980, LP, L'Orchestra)
Nel 1980 esce in Germania Est Alternative, un’antologia di pezzi dai primi tre LP incisi per l’Orchestra, e nello stesso anno Macchina Maccheronica, il nuovo LP (registrato a Kirchberg, in Svizzera) vince in Germania Ovest il premio della critica discografica come miglior LP di rock dell’anno (i Police si classificano secondi!). È un disco molto elaborato, decisamente più comprensibile dal pubblico europeo che ha conosciuto gli Stormy Six come gruppo d’avanguardia, che dal pubblico politicizzato italiano, sempre più «reduce» e nostalgico di «Stalingrado». L’LP segna l’ingresso di Pino Martini fra gli autori, mentre Leonardo Schiavone (clarinetto) sostituisce Rivolta; Georgie Born, ex-Henry Cow, partecipa alla registrazione al violoncello; Umberto Fiori, oltre che autore dei testi, è ormai l’unica voce solista. Macchina Maccheronica sancisce l’ingresso degli Stormy Six nelle playlist delle radio FM americane specializzate, nelle antologie delle etichette indipendenti inglesi, nella programmazione dei teatri tedeschi più prestigiosi, ma in patria crea - nel circuito dei Festival de l’Unità - qualche sconcerto. Le lunghe composizioni cameristiche, come «Verbale» e «Le lucciole», ricche di scarti, sfasamenti stilistici, silenzi alternati a sprazzi violenti, si adattano poco al «porcellino Amintore» (ne nasce anche una polemica, sulle pagine del quotidiano comunista). Il gruppo, intanto, cerca di farsi conoscere come Macchina Maccheronica, sostituendo il vecchio nome. Ci riesce in Germania, ma altrove resta conosciuto come Stormy Six.

Al volo

Al Volo (1982, LP, L'Orchestra)
Da queste contraddizioni, e da un assestamento definitivo di formazione che riduce il gruppo a un quintetto (esce Stefano Barbaglia, che aveva sostituito Schiavone), nasce il progetto di Al volo. È un disco di canzoni, con sonorità elettriche ed elettroniche, registrato con cura e mezzi fino ad ora inaccessibili al gruppo. Esce nell’82, salutato dalla critica (anche italiana) come il prodotto maturo di un gruppo rock di livello internazionale. È un piccolo gioiello di rock moderno, in cui si distinguono «Piazza degli affari», «Panorama» e «Roma»: ma il fallimento del tentativo di costruire una rete di distribuzione comune per le etichette indipendenti lo costringe alla clandestinità. Esaurite le prime migliaia di copie, scompare dal mercato; dopo la tournée estiva, rimasto in mezzo al guado tra l’organizzazione artigianale su cui si è sempre basato e l’assetto industriale necessario per continuare, il gruppo decide di sciogliersi. Un tentativo di arruolarlo nel «clan Battiato» rimane senza esito, se non una piccola serie di provini non pubblicati. Gli ultimi concerti avvengono a Vienna e in Svizzera, nell’autunno dell’82. Segue una breve appendice, con il «progetto Cassix»: una collaborazione al Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano tra tre Stormy Six (Fiori, Fabbri, Martini) e tre Cassiber (Chris Cutler, Heiner Goebbels, Alfred Harth), documentata dalla RAI e in seguito da Recommended Records.

Un concerto

Un Concerto (1995, CD, Arpa/Sensible)
Si riformano nella primavera del 1993, in occasione del concerto del 10 maggio al Teatro Orfeo di Milano che sarà successivamente documentato sul CD live Un concerto (Sensible Records - Radio Popolare). La formazione: Fiori, Fabbri, Leddi, De Martini, Martini, Garau, con Albani al mixer. Seguono altri concerti: a Bari (1993), a Milano (Centro sociale Leoncavallo, 1994), a Torino e Milano (Palatrussardi, 1995), a Milano (Centro sociale Leoncavallo, 1996), a Milano (Zelig, 1997), Bologna (Livello 57, 1997), Roma (Villaggio globale, 1997), Torino (Settembre Musica, 1997), Milano (1998, 2001, 2002, 2003, 2005). Nell’estate del 2005 è stato un concerto degli Stormy Six (ospite Moni Ovadia) ad aprire il Mittelfest, a Cividale del Friuli.
(Prove a Cividale: da sinistra Moni Ovadia, Salvatore Garau, Tommaso Leddi, Umberto Fiori, Carlo De Martini, Pino Martini, Giorgio Albani).

Nel 2008 Suoni e Visioni ha affidato agli Stormy Six (con la partecipazione di alcuni vecchi collaboratori: Zanuso, Villa, Casani, Rocchi, Finardi, Belloni), a Ivan Della Mea e a Donovan il compito di ricordare il Sessantotto.

Megafono: Registrazioni dal Vivo 1976-1982

Megafono (1998, 2xCD, Diva Records)
Doppio live che comprende tutto quello che non trova spazio nelle opere in studio. Più che di concerti, occorre parlare di happenings veri e propri; "Arrivano gli americani", che occupa il secondo cd, documenta la trasformazione di una canzone in un tour de force farcito di monologhi, citazioni, rumbe, mazurke, siparietti zappiani, dediche e trasmissioni radiofoniche, una sorta di seduta per esorcizzare l' "americanizzazione" del nostro inconscio collettivo e nel contempo prendere di mira il cantautore "impegnato", i discorsi più fumosi e incomprensibili del "movimento", l'elitarismo dell'avanguardia. Il primo cd comprende le canzoni vere e proprie, come "Il barbiere", amara e sarcastica riflessione sulla naja ("Elementare misura d'igiene/dormire per non pensare/solo qualcuno si taglia le vene/gli altri sanno aspettare"), "Il megafono", "L'apprendista", le cover di "Tico tico" e "Madonina", la voce di Umberto Fiori che, leggendo un articolo su Demetrio Stratos, attraversa le inflessioni dialettali della penisola ("La Voce"). Ci sono poi due straordinari inediti, "Chissà se ora", parodia del Celentano anni '60, e la surreale "Abissi": L'unico limite di questo cd, inevitabile, è la qualità delle registrazioni, effettuate spesso con mezzi di fortuna e cucite insieme con certosina pazienza da Tommaso Leddi.

December 30, 2017

Lacrymosa – Bugbear + Joy Of The Wrecked Ship (1984-85/ 1994, 2 CD, Japan) plus inedit live songs never published!

In the little world of avant/chamber bands, one must definitely not forget Lacrymosa from Japan. Lacrymosa started out as a project formed by bassist/violinist Chihiro Saito in Tokyo during the early 80's with several different musicians in the band before forming a solid line-up of 13 musicians, including himself, in 1983. With such a lineup, the use of instruments is of course quite varied, including sax, violin, clarinet, guitar, crumhorn, etc. Shorly after their formation, the band started working on their debut album, simply entitled "Lacrymosa" (later known as "Bugbear" on the CD re-issue in 1993) and got released in 1984. On this album, they provided a challenging and dynamic fusion of contemporary classical music and avant progressive rock, not unlike Univers Zero from Belguim or Art Zoyd from France, with strong elements of both beauty and terror. Their second album, "Joy of a Wrecked Ship" from 1994, was similar, but with even more dynamic and powerful compositions and a slightly altered line-up. Overall, a very exciting and interesting band, definitely worth checking out if you like Art Zoyd, Univers Zero, Zypressen or avantgarde classical music in general. Both of their releases are strongly recommended!

BUGBEAR (1994)
Lacrymosa is a collective of musicians loosely organized around bassist Chihiro S. (see also Golden Avant-Garde). Their sound could be described as chamber rock, yet not in the traditional European sense; while the influences of bands like Art Zoyd and Univers Zero are evident, an equal influence is brought in from Japanese / eastern folk themes, giving the band a very unique character. Instruments used include synths, piano, violins, oboes, flute, clarinet, cello, percussion, and so on, and of course, bass. There are some occasional vocals, mostly by Chihiro himself, but primarily this is an instrumental band. The CD Bugbear contains all of the band's first self-titled album from 1984, the Gishin-Anki EP from a year later, and five bonus tracks from the earliest recordings, circa 1983. This is more acoustic than the following release (Joy of the Wrecked Ship), and may prove to be the easiest first step for those not familiar with the band. exposé

Songs / Tracks Listing
1. Opus 2 (7:53)
2. Le Chant Par Blace Cendrars (4:15)
3. Junkie's Lament (5:47)
4. Suspicion & Bugbear (5:23)
5. Vision I - The Death OF The Bird OF Paradise (2:09)
6. Gonfined in The time Prison (3:47)
7. Vision II - The Chukle Laughrer in The Question (3:12)
8. The Resurrection (7:40)
9. Vision III - The Secret Treaty OF The Age OF Mairreya (5:58)
Bonus tracks:
10. Flash back (0:56)
11. Metamorphosis (3:34)
12. Lacrymosa (4:20)
13. In A Grass House - The Reefer Effect (Live) (2:01)
14. Junkie's Lament (Live) (5:20)
15. The embankment on Sundown (Live) (1:04)
16. Vision I - The Death OF The Bird OF Paradise (Live) (2:06)
17. Opus 1 (Live) (4:15)
Total time: 69:40
Line-up / Musicians
Chihiro Saito / Bass, Voice, Violin
Masa Sasaki / Drums, Percussion
Naohiro Yamazaki / Piano
Ash / Violin
Tsuyoshi Nakagawa / Recorder, Crumhorn, Gemshorn
Seiichi Nakata / Clarinet
Keiko Koyama / Voice
Shinichiroh Yamazaki / Sax
Jungo Tashihara / 10 String Guitar, Viola
Sawako Fujita / Piano, Hapsichord
Masahiro Kawamura / Drums, Recorder
Satoshi Watanabe / Flute
Yoshiro Yamaguchi / Oboe
Atsushi Hiroike / Voice
Nobuyuki Tanaka / Drums
Kohta Miki / Cello

JOY OF A WRECKED SHIP (1994)
It’s been quite a long time since S. Chihiro (flip through an issue of Marquee, he's the one with the bass and the weird helmets) and company have released a full album – about ten years. Yes, there was the reissue of their "Gishin-Anki" single on the Lost Years in a Labyrinth compilation a couple years back, but Chihiro has been quiet musically for the last few years, occasionally writing for Marquee. So here's a new album in the 70 minute realm of rather short compositions made to flow as a whole and in the familiar Lacrymosa style. Lacrymosa, like the Japanese group Katra Turana, were very much influenced by Atem stable – you know groups like Art Zoyd, Present, and Univers Zero or those related like Nazca. Easily you should be able to get an idea of whether or not you'll finish this review! While the jagged neo classical chamber rock musings are certainly here, Lacrymosa mix a good dose of Eastern influence into the music similar in many ways to the first album (aka Bugbear). The difference here is maturity. The instrumentation is very diverse, rarely does one track sound like another. The chromatic stylings typical to the bands related above isn't everywhere - sometimes there are much more melodic tracks with female vocals and traditional instrumentation. Obviously there is a lot of classical music in here like Bartók, Stravinsky, Dvořák, or even Satie at its most whimsical moments. For seventy minutes there's an awful lot going on to be able to absorb it all in a few listens, but the more I listen to it the more I like it. It is obviously all well thought out and professionally executed and overall rather original. Well done. exposé

Songs / Tracks Listing
1. Wreck (1:10)
2. Overdose (4:13)
3. The Resurrection (7:36)
4. Balkanic Dance (2:47)
5. Vision IV (4:24)
6. Divine wind (3:31)
7. Just A Junkie (5:17)
8. Palestine (2:37)
9. Waiting for the Sun (3:35)
10. Wel dance "Wascha mesa" (3:17)
11. King OF The Fairies (3:33)
12. Joy OF the Wrecked Ship (6:48)
13. Almain (2:18)
Total time: 51:06 
Line-up / Musicians
Chihiro Saito / Bass, Percussion, Voice
Masa Sasaki / Drums, Percussion
Mitsuo Koshiba / Sax, bass Clarinet, Guitar
Ayumi Matsui / Violin
Satoshi Watanabe / Flood, Synthesizer
Takeshi Naganuma / Percussion, Drums, bell play, Tabla
Keiko Koyama / Voice
Hiroyuki Ikebe / Keyboards
Kozue Ueda / Voice
Naohiro Yamazaki / Piano
Tsuyoshi Nakagawa / Recorder
Masahiko Hosokawa / Piano

+
bonus live unreleased tracks:
1 - Joy of the wrecked ship (6:31)
2 -  疑心暗鬼 (4:40)
3 - Lacrymosa plays Messiaen (2:46)

December 24, 2017

Potemkine ‎Complete Discography – Mystère (1974), Foetus (1976), Triton (1977), Nicolas II (1978) (CD/LP, France)

In 1971, in Toulouse, South-West France, Charles and Gilles Goubin, two brothers and music fans, decided to form a band. They started out playing covers of rock standards of the time, numbers from the Rolling Stones, Deep Purple, etc.
In 1973, they discovered jazz rock, particularly the MAHAVISHNU ORCHESTRA, WEATHER REPORT and Miles DAVIS. This discovery laid the ground for their future compositions. They chose the name POTEMKINE for the strength and power it evokes, as well as for its phonetic qualities and Kobaian overtones (at the time, the band attended many Magma concerts). As early as 1974, they recorded a self-produced single: "MYSTÈRE / RICTUS". Charles and Gilles had then been joined by a third brother, Michel, along with Maurice Bataille and Xavier Vidal. In October 1975, the fourth brother, Philippe, joined on drums and Dominique Dubuisson on bass. 
POTEMKINE released "FOETUS", its first LP, another self-production distributed on the Pole label. Touring began in the wake of the LP, first in small suburban venues, but they soon found themselves playing bigger audiences thanks to their growing success and to Tartempion, a non-profit organization putting up concerts.
For the second Lp, POTEMKINE, now turned into a trio, decided to push their musical quest further and to fuse jazz rock with early 20th century contemporary music which had by then become one of their major influences (VARESE, SATIE, DEBUSSY). The result of those sonic experiments, the LP "TRITON", was released in 1977. The title of the LP comes from the musical chord of the same name which in the Middle Ages was considered as the musical work of the devil (during the Spanish Inquisition, musicians were even burned at the stake for having played that particular chordé). The chord was only reintroduced in Western music at the beginning of the 20th century, in particular by STRAVINSKY and BARTOK. 
After the recording of "TRITON", a network of bands started to form, with ART ZOYD and MOSAIK in Northern France and ETRON FOU LELOUBLAN in the South, each band organizing concerts for the others. Touring increased, with POTEMKINE playing as many as 100 gigs in one year and opening for MAGMA on several occasions. On stage, the band would fuse the music from "TRITON" with high-energy improvised passages set in a more rock-oriented structure. As this was going down very well with audiences, POTEMKINE decided to explore that direction further. In January 1978, this new orientation was confirmed by the recording of the LP "NICOLAS II", where POTEMKINE developed a high-class, energy-driven European jazz rock recorded in the spirit of a live act. The band was then composed of the three brothers, Charles, Michel and Philippe, and Doudou DUBUISSON. August of the same year saw them opening for SHAKTI, an evening culminating with John Mc LAUGHLIN's warm congratulations at the end of their set. Touring continued with ever-growing success until 1979, the year when Charles Goubin died in a road accident on June 11th. 
POTEMKINE resumed touring though, and in August played a memorable concert in front of a crowd of 8000 in Bilbao, Spain, with Pierre Benichou on guitar and Gilles Goubin on cello. The band then had a break, touring having become more difficult with the times. In 1980, Gilles and Michel Goubin decided to turn professional and constitute the central unit of POTEMKINE as a quartet with Rzmy Sarrazin on bass and Jean-Marc Belkadi on guitar. That line-up went on for a little over a year and disappeared in 1982 without having ever recorded. Apart from the original recordings, the two CDs "TRITON" and "NICOLAS II" contain the numbers from the "FOETUS" LP as well as those from the single "MYSTÈRE / RICTUS", thus offering POTEMKINE's complete recorded legacy. (Soleil Zeuhl)


- Potemkine ‎– Mystère (1974) -
Side A
A. Mystère (5:40)
Side B
B. Rictus (4:42)

Line-up / Musicians
Dominique Dubuisson / bass, vocals
Charles Goubin / guitar, vocals, composer
Philippe Goubin / percussion, drums
Michel Goubin / keyboards, vocals
Xavier Vidal / violin

Note: Recorded in Toulouse, France, Jan 1974.
Releases information
The first release by Potemikine was this single with two songs.
It is featured in the reissue of Triton as bonus tracks.

- Potemkine ‎– Foetus (1976) -

Side A
A1. Foetus (5:30)
A2. Zed (5:30)
A3. Nuit Sur Le Golan (2:00)
A4. Ballade (7:00)
Side B
B1. Hymne (2:00)
B2. Loolitt (4:00)
B3. Cedille (5:00)
B4. Laure (5:00)
B5. Cycles (2:15)

Line-up / Musicians
Dominique Dubuisson / bass, contrabass, vocals
Charles Goubin / electric and acoustic guitars, vocals
Michel Goubin / piano, electric piano, keyboards, vocals
Philippe Goubin / drums, percussion
Xavier Vidal / violin
Recorded At – Studio Tangara

- Potemkine ‎– Triton (1977) -

Side A
A1. Asyle (7:20)
A2. Crepuscula ( 4:00)
A3. Loolit II (7:30)
Side B
B1. Liberserim Urb Et Chant De Viamor (3:55)
B2. Eiram (14:30)

Line-up / Musicians
Charles Goubin / guitars, piano, vocals
Philippe Goubin / drums, percussions, piano
Doudou Dubuisson / bass guitar
Michel Goubin / piano, vocals
Xavier Vidal / violon
Gilles Goubin / bass guitar
Maurice Bataille / drums

Recorded at studio Tangara (March 77)

 -Potemkine ‎– Nicolas II (1978) -

Side A
A1. Tango Panache (6:15)
A2. Raspoutine (6:00)
A3. Theme Pour Un Swing Imaginaire (5:40)
Side B
B1. Air De Famille (3:20)
B2. Odes De Mars (5:25)
B3. Aux Mages (2:40)
B4. Amphitheatre Magique (6:50)

Line-up / Musicians
Dominique Dubuisson / bass, idiophone, claves, vocals
Jean J. Ganghofer / percussion
Charles Goubin / guitars, bells, triangle, vocals
Michel Goubin / electric piano, synthesizer, grand piano, vocals
Philippe Goubin / percussion, drums, vocals
Christian Rouge / percussion

Recorded in January 1978 at the Chantaconia estate [domaine de Chantaconia]

December 23, 2017

Kornelyans ‎– Not An Ordinary Life (1974, Cd, Serbia / Ex Jugoslavia)

Here's another gem that slips under the radar all too often.  Although they changed the band name for this one LP to Kornelyans to benefit the English-speaking world, this is actually Korni Grupa, the same band who gave the world one of the true masterpieces of experimental/progressive rock music from the former Yugoslavia in 1972 with their eponymous LP.  This was their follow-up aimed at a wider audience, and it should have done way better than history tells.  
Recorded in Italy and marketed for English language audiences, the album was poorly promoted and suffered disappointing sales.  But there's some incredible music here... kinda like a mix of Banco and/or PFM with Korni's unique Yugoslavian style.  Some of the vocals remind me of another great Italian band, Acqua Fragile.  But this album stands on its own rather well, with great variety in the track selections and a full, powerful symphonic rock sound with a tight rhythm section that stops and starts and changes faster than a hummingbird flits from flower to flower.  On "Not an Ordinary Life, Korni and Co. really push the envelope (for the time), and left us this one yet stunning document for us to enjoy.  And I enjoy it immensely!
This was reissued in 1989 by Italy's then-fledgling CD reissue label, Vinyl Magic, who I'm happy to report is still going strong after almost 2 decades.  But this CD (Vinyl Magic VM 030) went out of print almost immediately and has become one of the hardest CDs to locate.  Why this album hasn't been reissued after 18 years is a complete mystery to me.  I'm grateful to at least have a copy to listen to, but I'd love to have an official copy someday.  Who knows... maybe with the increase in classic former-Yugoslavian progressive rock reissues, this one will finally make it back into circulation again.  C'mon Serbia, you've got the technology! Highly recommended. RYM


Tracklist:
1. Rising (2:16)
2. Not An Ordinary Life (10:19)
3. Generation 1942 (6:43)
4. Fall Off The Land Of Woman (5:31)
5. Temporary Parting (4:00)
6. Man With A White Flag (11:50)

Line-up / Musicians
Zlatko Pejakovic: lead vocals
Josip Bocek: electric & acoustic guitars, backing vocals,
Kornelije Kovac: keyboards, backing vocals
Bojan Hreljac: bass
Vladimir Furduj: drums

CD Vinyl Magic - VM 030 CD

Visitor 2035 ‎– Visitor 2035 (1978, LP, England)

VISITOR 2035 were a short-lived band based in the UK, with the Irishman John Mason and Craig Pruess , an American residing in UK since 1973. Mason is renowned as a member of the Irish top-notch outfit Fruup; Pruess performed with Mike Oldfield and did arrangements for music of Sarah Brightman, Def Leppard and Massive attack, among many others.
The band self-released 'Cain! A Modern Mystery Play' in 1976, and released the self-titled album in 1978 for the German label Hansa.
The music of Visitor 2035 is heavily rooted in fusion, on the Weather Report/ Return to Forever side, with omnipresent symphonic elements and eerie spacey keyboard textures in Skywhale/ Flight vein. It's recommended to fans of music which is stepping out of the fusion realm, as well as to all fans of good music.

Studio Album, released in 1978
Side A
A1. Don Genardo's Waltz (4:55)
A2. At The Gates Of Consciousness (4:50)
A3. Toefunk (4:10)
A4. Celestial Dream Song (7:05)
Side B
B1. Centre Of The Winds (7:30)
B2. Cassiopeia (5:48)
B3. Contemplation (7:25)

Line-up / Musicians
Craig Pruess: trumpet, keyboards, piano, vibes
Ray Deefholts: electric & acoustic guitars
Nigel Robinson: drums, percussion
Peter Stroud: gibson bass, fender fretless & double bass

Recorded at Pebble Beach Sound Recorders Ltd. On September / October 1977

Master Cylinder ‎– Elsewhere (1981, LP, Usa)

Obscure US prog fusion outfit led by keyboard player John Rogers. Their style was akin to Canterbury bands like Isotope and National Health, with the added guest brass section taking the sound towards big band era Zappa/ Mothers.

The band existed for only a short time, was signed to Inner City Records, and released Elsewhere in 1981 before blinking out of existence. The jazz in this album may be stronger than most Canterbury albums, but connections to Caravan and other early Canterbury acts can be seen.

Side A
A1. Overture (5:06)
A2. Isabelle (3:35)
A3. Elsewhere (10:21)
A4. Silhouette (3:33)
Side B
B1. Sleep 1937 (6:28)
B2. Plus 3 (9:50)
B3. Hobb & Geeb (5:02)

Musicians:
Jon Rogers: keyboards
Robert Atwood: guitar
Jack Carter: bass
Eddie Dunlap: drums

Anamorphose ‎– Palimpseste (1986, LP, France)

Anamorphose started in 1982 when François Dumont d'Ayot met Olivier Lamorthe after a standard jazz concert on which he played on. They decided to try and play something more creative with an emphasis on unconventional time signatures. Their first incarnation was Olivier Lamorthe on keys, François Dumont d'Ayot on saxophone and flute, Philippe Villiot on violin (coming from irish and greek folk music), a self made drummer they called "Sherpa" who disappeared from the music scene very early and a female bass player called Odile Eschenbrenner who also left pretty early on. The second incarnation was Eric Bailles on bass, who played with the band alternately along with Nathanael Veryat (who appeared on their only album) and finally Christophe Torion on drums. In 30/10/1986 they have recorded their only album live, it was mixed at Studio Dagobert on the 14th and 15th November and issued in December that year. In 1988 Philippe Villiot left, and the band continued as a quartet for a few years before teaming up with guitar player Eric Minen. Anamorphose made some other recordings in a more professional way but those were never released. In 1997 the band came to full stop.
Side A
A1. Barthelemy (6:44)
A2. Triphrons (9:58)
A3. La Tuna (5:24)
Side B
B1. Cache-Cash (4:23)
B2. Arsenic (& Vielles Dentelles) (8:51)
B3. Rondes de Nuit (7:43)

Line-up / Musicians
François Dumont d'Ayot: saxophone, flute
Philippe Villiot: violin
Nathanaël Veyrat: bass
Olivier Lamorthe: piano, synthesizer
Christophe Torion: drums

Arakawa Band ‎– Lena (1979, LP, Japan)

Album:"Arakawa Band / Lena" Recorded:Tokyo, September 18-20, 1979
荒川達彦 Tatsuhiko Arakawa (sax, cl, afl), 前田章次 Shoji Maeda (sax, el-sax, fl), 岡野等 Hitoshi Okano (tp, el-tp), 荒木敏男 Toshio Araki (tp, flh), 塩村修 Osamu Shiomura (tb), 三畑貞二 Teiji Mihata (el-g), 長岡忠治 Chuji Nagaoka (el-g), 宮浦章啓 Akihiro Miyaura, 佐藤謙治 Kenji Satoh (p, el-p, syn), 出口辰治 Tatsuji Deguchi (vib), 納見義徳 Yoshinori Nohmi (perc), 坪田晃 Akira Tsubota (el-fletless-b), 井上しげる Shigeru Inoue (ds), 見砂和照 Kazuaki Misago (ds).

Zeptelar ‎– El Color De Las Cosas (2014, CD, Chile)

Zeptelar's music is composed mostly of guitarist and composer Camilo Acevedo Saiz, who has participated in different guitar contests and composition, obtaining the first place in "Best musical proposal" in the years 2004 and 2005 in the contest "Sólo para bravos" organized by the Escuela de Moderna de Música of Santiago, in addition to two albums with the band Flotante.

Zeptelar has a repertoire of original instrumental music, which fuses Jazz, with elements of Rock, Contemporary Music and roots. Following the path of the national bands Fulano and Congreso, Zeptelar's compositions aim to re-emphasize the real Chilean instrumental music, from the look of new generations of professional musicians. These compositions are highly creative and require a high level of interpretation for their execution, which ensures an artistic product of high quality.

December 14, 2017

Rich Woodson's Ellipsis ‎– The Nail That Stands Up Gets Pounded Down (2005, CD, Usa)

Influenced by the likes of Tim Berne, Frank Zappa, and contemporary classical composer Charles Wuorinen, Brooklyn-based guitarist Rich Woodson traded his interest in hard rock and speed metal for a blend of creative jazz, avant metal, and contemporary chamber music textures in his Ellipsis quintet. Featuring Woodson along with drummer John Hollenbeck (Claudia Quintet), soprano saxophonist Peter Epstein, tenor saxophonist Aaron Stewart, and acoustic bassist Mat Fieldes, the group's recorded debut, Control and Resistance, arrived on the Cuneiform label in 2000. Across nine tracks and a total of 43 minutes, the ensemble maintained a herky-jerky momentum performing composer Woodson's head-spinningly brief and knotty multi-layered motifs in constantly permuting convolutions. The group's sophomore album, 2005's independently released The Nail That Stands Up Gets Pounded Down, featured Woodson again joined by Hollenbeck, Stewart, and Fieldes, but with clarinetist Anthony Burr replacing saxophonist Epstein. The Nail That Stands Up continued the conceptual thread of Control and Resistance, packing more of Woodson's ever-changing dense compositional textures into the album's 40-minute length. Although no further Ellipsis albums would be released, Woodson and company left fans of complex avant and experimental music with enough sonic material to warrant repeated listens for years to come.

Industrial Soup ‎– A Flagrant Display Of Subtlety (1995, CD, Usa)

From San Jose, California, Industrial Soup is a trio of keys+bass, drums, and vocals+sax, sporting a hard driving and quirky keyboard dominated sound that, together with the humorous lyrics (well... they made me laugh a lot!) and manic spoken / shouted vocals makes for a pretty unique musical journey. The music moves along in a herky-jerky rhythmic way with flashes of melody popping out during breaks in the lyrics, or competing with them for center stage; this release would fit in nicely with others on the FOT / Ponk label, totally over the top. Lyrically, I am sometimes reminded of that early 80s EP by Bedful of Metaphysicians, but I suspect that with songtitles like "Tiny Bladder" (its lyrics describe standing in the bathroom line at a football game) or a song about a bureaucratic encounter at the DMV, that there is at least a little Zappa / Beefheart influence hiding somewhere in the shadows. The music is urgent, aggressive and restless, and a good support vehicle for the lyrics on tracks like "Evolve or Die" or "Burrito of Love." In summary, Industrial Soup's opening shot is a lot of fun on a lot of different levels, and one that most should enjoy. exposé

Orchestra Ollamar / Rino De Filippi ‎– Atmosfere (1971, LP, Italy)

One of the darkest and on high-demand Italian Library records. From the infamous Fonit 7000 series here's the most obscure and deepest Rino de Filippi's production composed along with maestro Giancarlo Chiaramello. Very elusive LP featuring some of the darkest Italian Library sounds with obsessed Breakbeats like in the killer "OSTINAZIONE" with Fuzz Psychedelic guitar and amazing drumming tempo. More obscure samples on "PULSAZIONI". Spookiest guitar and basslines ever and scary atmospherics with screaming vocals too. Insane trippy LP!

Side A
A1. Pulsazioni (4:08)
A2. Ostinazione (3:26)
A3. Riflessioni (2:18)
A4. Ricercare (3:25)
A5. Antri (3:25)
Side B
B1. Attesa Spasmodica (1:40)
B2. Concentrazione (3:20)
B3. Alienazione (4:35)
B4. Frustrazioni (4:40)
Performer – Orchestra Ollamar (tracks: B1 to B4), Orchestra Rino De Filippi (tracks: A1 to A5)
Released on 500 copies

December 10, 2017

Le Groupe X ‎– Out Off (1978, Lp, Italy)

Experimental electronic prog-rock, Goblin like score to the obscure Italian movie "La Ceremonia Dei Sensi" aka Out Off (1978).

LE GROUPE X - "OUT OFF" (OST) aka Gianluigi Pezzera
La colonna sonora originale è stampata sull'etichetta RADIO Records, risalente al 1978. Eccovi una scheggia impazzita, un disco di una bellezza inaudita, quasi scioccante, e tuttavia miracolosamente sospesa, refrattaria alle categorizzazioni, che esplode in insani breaks elettro psichedelici, effetti FX studio sovrapposti a dar vita a paesaggi sonori perturbanti, movenze lievemente funky, bizzarre sonorità cosmiche, profondi ed ipnotici strati percussivi inquietanti, un'inusitata elettronica analogica, sequenze astratte di piano, violini, organo & flauto, motivi spettrali, a cura di una delle più creative menti dell'elettronica italiana, Gianluigi Pezzera, producer anche dell'album prog "Frrrrrigidaire". Questo miracoloso equilibrio genera spettrali paesaggi sonori con organo con un fondo cupo di voci (a)corali nella traccia ALLUCISERGICO, synths impazziti e dark in AGORAPHOBIA, dolci passaggi moog in BAILAMME, l'allucinato ed astratto ritmo marziale di METAMARCIA, le delicate movenze cosmiche di FANTACOPULA, la struttura ad echi FX studio percussiva e delirante de LA GRANDE BOCCA. Questa lucida follia elettronica ha fatto da colonna sonora per il primo (ed altrettanto folle) film di Antonio D'Agostino, "La cerimonia dei sensi", che appunto si chiamava "Out off" in lavorazione, che vanta nel cast il famoso ermafrodito Eva Robin's, la storia (o la storia sognata durante un coma) di un profeta che torna nel mondo realizzando la sequela Christi con tutte le enormi differenze ed eventi eclatanti e sanguinosi degli anni di piombo dell'Italia (!!) a partire dalla seconda metà degli anni 70.davinotti.com

I.P. Son Group ‎– I.P. Son Group (1975, LP, Italy)

Appeared in 1975 on the legendary Ultima Spiaggia label during the mature stage of the Italian underground scene, the only album of the milanese band led by guitarist Marco Rossi looks like a experiment rather atypical of that period. The typical jazz sound of formations such Perigeo or Napoli Centrale, leave here considerable field for improvisation on suggestions of extra-eurepean ethnic flavor, enhanced by the masterful rhythmic section (without drums) curated by the African percussionists Nick Eyok and Mohammed El Targhi. The result was a complex work and full of nuances, in which the spirit of the free-jam is excellent for synthesis of influences and visions. Refined guitar riffs reveals strong blues roots that can blend with the elements and moods of the most markedly spiritual and exotic free-jazz (Pharoah Sanders, Alice Coltrane or Shepp), while when the winds are perfumed of the Middle East flow as distant echoes with ideas of tribal rhythmic that seems to draw both from the rhythms of the northern Sahara as from more Afro-beat rituals of Yoruba ancestry. In the background so persist a poetic of intercultural exchange that approaches the I.P. Son Group to parallels projects such as those made by Aktuala, Arica or John Berberian.

Side A
A1 Raggio di Sole (03:56)
A2 A 'Ny (04:10)
A3 Al Sabri (01:35)
A4 Sahara (08:00)
A5 Flauti Al Circo (02:52)
Side B
B1 Fatimah (04:49)
B2 I Sing The Dawn (07:20)
B3 La Gazzella (01:13)
B4 Zighiny (05:38)

Musicians:
Mohammed El Targhi - Congas, Goblet Drum [Darbuka], Bells, Tambourine
Alberto Tenconi - Electric Bass
Marco Rossi - Electric Guitar, Acoustic Guitar, Flute [Wood Flute], Percussion, Cover
Marco Merilli - Soprano Saxophone, Tenor Saxophone, Flute
Nick Eyok - Vocals, Percussion

Note: Recorded at Studio Ricordi May 14-15-16 / 1975

December 03, 2017

Sotos – Sotos (1999, CD, France)

SOTOS was one of those under-the-radar avant-prog bands that followed in the footsteps of Univers Zero and Art Zoyd, released a couple albums and then disappeared from the scene. This all instrumental ensemble emerged from Bordeaux, France in 1996 and was composed of five musicians. Nicolas Cazaux on violin, flute & tambourine; Yan Hazera on guitar and djembe; Bruno Camiade on bass and djembe; Nadia Leclerc on violin and cello; Michael Hazera on drums and flute. Both Hazera brothers would later play together in their next band Zaar a decade later. All members attended the French National School of Music and required little time in finding a common thread to create their first eponymous album released on the French Gazul label.

Just like many in the more obscure corners of the avant-prog world, SOTOS marries myriad musical disciplines and drives them together with angular rock riffs, chamber rock atmospheres, post-rock compositional styles along with classical sensibilities in this case from the likes of Bela Bartok and Igor Stravinsky. While avant-garde is the first thing that comes to mind when a Univers Zero or Art Zoyd connection is made, SOTOS were disciplined enough, despite creating only four monster tracks all clocking in over 13 minutes, to encapsulate a roller coaster ride of interesting hooks that are allowed to play out and add the proper amount of tension before climaxing and shifting to another complex instrumental arrangement.

While the near 22 minute opener “Tango” may have elements of Argentina’s favorite dance music, it’s only a small part of the overall sound and fairly obscured with a healthy dose of violin and cello sounding more like a classical folk composition taken from the Hungarian countryside of the 19th century but also offers the angular rhythmic rock approach of the avant-prog tradition with a healthy dose of twists and turns that allow more energetic percussive segments than usually heard in this subgenre of prog. The second track “Gilgamesh” sounds as epic as the Akkadian poem from which the name derives. It begins with a rather Steve Hillage “Fish Rising” type of guitar riff accompanied by folky violin but turns into a more energetic rocker and also displays a fair amount of energetic tribal drumming along the way.

“XXVIIIeme Parallele” exudes a jazz guitar intro but is also quite classically inspired and then drowned out by a lamenting violin before spiraling off into a more upbeat parade of folk led flute and drums. As it ventures forward it sounds more like an early King Crimson type of eclectic jazz rock that becomes more progressive as time goes on with the angular rhythms becoming even more so and avant-guitar solos joining in with burst of bubbly zeuhl bass lines that climaxes with one of the most energetic outbursts on the entire album. “L’espoir Du Clan Des Huitres” at almost 17 minutes is the most frenetic track with insane echoey guitars, chugging zeuhl bass rhythms with less of the angular avant-rhythms but they do occur as it all slowly ratchets up into furious guitar frenzies. Like all the other tracks, there is plenty of time for it to breathe and take the time to build up the momentum.

SOTOS is fairly unique sounding. Not as scary as Univers Zero or Art Zoyd. Not as heavy as Thinking Plague. More varied than bands like Nebelnest but not as ambitious as 5uu’s. SOTOS utilizes just enough of several different elements to make it feel balanced with a lot of time paid to repetitive patterns that linger with subtleties joining in. Just a tad of rhythmic zeuhl alongside avant-garde angularities as well as the King Crimson proggy rock mixed with the Bartok classical folk elements. The music is definitely dense and complex but it is fairly easy to follow if the listener is actively engaged. Segments proceed in a logical manner and nothing really jumps out of the blue. Excellent music for those who love a more focused form of avant-prog that also offers a few twists and turns along the way. Review by siLLy_puPPy

Songs / Tracks Listing
1. Tango (21:56)
2. Gilgamesh (16:07)
3. XXVIIIeme Parallele (13:27)
4. L'Espoir Du Clan Des Huntres (17:05)
Total Time: 68:35

Line-up / Musicians
Nicolas Cazaux / violin, flute & tambourine
Yan Hazera / guitar & Djembe
Bruno Camiade / bass & Djembe
Nadia Leclerc / violin & cello
Michael Hazera / drums & flute

Hartmut Zinn ‎– Heiles Land (1982, LP, Germany)

It's well known one of the most renowned symphonic progressive rock opera "Tubular Bells" produced by Mike Oldfield should exert incredible influence upon plenty of young artists, one of whom was Hartmut ZINN, a promising German guitarist. In the early 1980s Hartmut stumbled upon a copy of "Tubular Bells"' and got deeply impressed at Mike's magnificent musical view. Hartmut impulsively got to create / produce such a symphonic monster, and finally his creativity with multiple instruments around him saw the light in 1982, as the debut opus "Heiles Land", distributed via Talent / Deutche Grammophon. progarchive

Songs / Tracks Listing
Side A
1. Barfuß Im Gras (3:22)
2. Schmetterlinge (1:45)
3. Heiles Land Teil I (20:55)
Side B
1. Morgennebel (3:33)
2. Heiles Land Teil II (20:12)
Total Time 49:47

Line-up / Musicians
Hartmut Zinn / all instruments 
Releases information
LP Talent / Deutche Grammophon 2372 155 (1982)

Michele Fedrigotti / Danilo Lorenzini ‎– I Fiori Del Sole (1979, LP, Italy)

Michele Fedrigotti and Danilo Lorenzini’s long overlooked LP -‎ I Fiori Del Sole, is among of the great works of to emerge from Italy’s incredible movement of musical Minimalism. Both Fedrigotti and Lorenzini are renowned classical pianists, with the bulk of their respective careers dedicated to realizing the works of others. During the 1970’s and 80’s, they worked extensively with Franco Battiato - notably playing most of the instrumentation on Giusto Pio’s legendary Motore Immobile, which he produced. In 1979, the trio - Battiato, Fedrigotti, and Lorenzini, entered the studio to record I Fiori Del Sole, the duo’s only realization of their own compositions. The outcome was a gesture in sublime simplicity - a series of works for organ and piano, with each side dedicated solely to a single instrument. Charting an alternate path - one looking forward through the lens of the earliest days of the avant-garde - the piano works of Erik Satie and Debussy, I Fiori Del Sole feels like nothing of its era. Embracing simple melodies and progressions which are at once radical and steeped in romanticism, works appear as breaths of sound - constrained and flourishing beyond their boundaries. An essential piece in the puzzle of the remarkable body of Italian Minimalist sound, by two of its most important and under-recognized contributors, the reemergence of in the hands of Song Cycle is nothing short of a remarkable event.

Side A
A1. Il Santissimo Calice (4:11)
A2. Kyrie, Christie, Kyrie (1:00)
A3. L'Epistola (4:50)
A4. Credo (3:00)
A5. L'Adorazione Del Cibo Mistico (1:00)
A6. L'Eucarestia (3:23)
Side B
B1. Fiori Mistici (3:15)
B2. Il Canto Delle Acque (4:14)
B3. Fiori Di Luce (1:40)
B4. Il Canto Degli Astri (1:00)
B5. Fiori Divini (5:50)