Monday, February 20, 2017

HENRY COW AND OTHERS Plays The Music Of LINDSAY COOPER - Radio 3 FM Broadcast 15/11/2014


SPECIALE HENRY COW AND OTHERS PLAY THE MUSIC OF LINDSAY COOPER
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Il ritorno degli Henry Cow: "Inventavamo musica non ortodossa" 
di Aldo Lastella
 Il ritorno degli Henry Cow: "Inventavamo musica non ortodossa"
Dopo 36 anni la band inglese, simbolo del rock sperimentale anni 70, si riunisce per commemorare Lindsay Cooper. Il 23 unica data italiana a Forlì.

ROMA - Henry Cow è il nome di un fantasma del rock. Così si chiamava una band inglese, amatissima in Italia, che si dissolse alla fine degli anni Settanta. Militava nell'ala più sperimentale ed anarchica della musica, mettendo in scena una miscela esplosiva che frullava rock, free jazz, elettronica e contemporanea colta. E soprattutto coniugava la musica con l'impegno politico a sinistra. Scomparso nel 1978, Henry Cow ricomparirà in Italia, a Forlì, per un solo concerto, il 23 novembre, per commemorare Lindsay Cooper, fagottista e compositrice del gruppo morta a 62 anni poco più di un anno fa. "Un'amica e un'ottima collega, nonché una rara combinazione di talenti", la ricorda Chris Cutler, batterista e anima di Henry Cow assieme a Fred Frith, Tim Hodgkinson e John Greaves, tutti presenti alla reunion che avrà una anteprima a Londra il 21 e 22. Ma il concerto di Forlì sarà qualcosa di più della riunione di un vecchio gruppo in disarmo, si trasformerà in una specie di stati generali della musica radicale britannica con la presenza di nomi illustri del genere come Phil Minton, Zeena Parkins, Dagmar Krause, Sally Potter.

Mister Cutler, cosa ha rappresentato Henry Cow per la sua carriera?
"È stata una specie di università e una scuola di ricerca per me; è stato dove ho compiuto i miei studi superiori. Fu una formazione altamente sperimentale che investigò tecniche allargate e forme ibride. Imparammo insieme fra di noi piuttosto che da autorevoli figure accreditate, questo ci rese flessibili e aperti a possibilità non ortodosse. Ci siamo formati tutti in questi anni e ancora condividiamo il senso fondamentale di ciò che è la musica".

Come nacque l'originalità della vostra musica?
"I vari membri del gruppo avevano provenienze diverse e si misero insieme perché tutti avevano una inclinazione verso la sperimentazione. Abbiamo dovuto lavorare duramente per creare un linguaggio che potesse soddisfare le nostre differenti concezioni e che fosse comune a tutti. Sebbene il nostro primo discorso fosse rock, importammo a forza vocabolario e tecniche da altre discipline, in base al principio che il rock fosse un linguaggio misero e un campo aperto e non ci fosse nessun modo giusto di suonare o nessuna forma ufficiale che fossimo costretti a adottare. In sostanza volevamo fare del rock più interessante e più flessibile, così lo combinammo con elementi importati da qualsiasi forma ci interessasse o ci piacesse".

Malgrado la complessità della vostra proposta artistica vi seguiva un pubblico fedele.
"In realtà ci seguiva una piccola parte di pubblico, ma diffuso ovunque, perché eravamo parte di una sorta di mainstream. La cultura era un continuum. Oggi non c'è un mainstream, solo un crescente numero di schegge e generi specialistici che circolano in sistemi chiusi dentro Internet. Non c'è più un centro, e l'industria discografica si occupa solo di cose altamente mediatiche o garanzia di soldi. Questo rende tutte le altre musiche abbandonate a se stesse, in cerca di un proprio pubblico online dove tutte le idee, per l'ascoltatore generico, scompaiono nella generale cacofonia. Oggi è facile fare e far circolare la musica, ma è dura fuggire dalla propria piccola bolla elettronica e contribuire così a dare un senso a una cultura condivisa".

Avevate un rapporto speciale con l'Italia, vero?
"Sì, siamo stati fortunati a trovare un'accoglienza così calorosa e l'oppurtunità di suonare in molti festival politici che richiamavano frotte di borghesi innocenti, curiosi e tranquilli, la maggior parte dei quali non sapeva nemmeno chi fossimo. Per parecchi anni abbiamo potuto esibirci in Italia, un paese dove non poteva farlo nessun'altra band, fu un apprezzabile privilegio".

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