Saturday, July 14, 2007

ORCHESTRA NJERVUDAROV - Con Le Orecchie Di Eros (1979, LP, ITALY)


Orchestra Njervudarov was formed in Bologna, though some of the members were from the Marche. The band nucleus existed since mid 70's under the name Frogs, playing a jazz-rock inspired from Soft Machine and Weather Report. The new name was chosen not long before the album release in 1979, and the group had a limited live activity.
Con le orecchie di Eros, the only recorded release by Orchestra Njervudarov, is an album with a very strange story, being well known by name to many italian prog fans throughout the words, though few of them had heard it, making it a sort of legendary (and difficult to find) record.
Released in 1979, probably in a limited quantity, by EMI, and badly promoted, the album is an unusual mix of Canterbury-inspired instrumental jazz prog (not unlike Picchio Dal Pozzo's albums), Zappa-esque sounds and atmospheres and even a touch of ironical new wave like in the long-titled Rapporto Njervudarov sulla teoria degli opposti estremismi (to be honest, this is the only track to sound totally out of place in the entire album, with crazy lyrics in the same vein as some "demential" italian punk bands of the late 70's).The LP has some very good and intense moments, though it's not particularly representative of the typical italian prog sound.
Bass player Roberto Costa has long collaborated with Lucio Dalla and other italian pop artists like Luca Carboni and Luca Barbarossa. Even guitarist Bruno Mariani has briefly played with Lucio Dalla, as well as with Ron, Samuele Bersani, Ornella Vanoni and others.Drummer Adriano Pedini still plays in the jazz field after having a long career as sessionman.
A rare album, Con le orecchie di Eros has never been reissued on vinyl nor CD. It has an odd number in the EMI catalogue, as the 3C064-18139 used for this record seems to be dated 1976 like Baricentro's Sconcerto from that year (no.3C064-18152). Probably the LP was given an unused old catalogue number. No counterfeits exist nor foreign vinyl issues. (italianprog)
Side A
A1 Tot Stelle Reflex 
A2 Spleen, Codice Notturno 
A3 Una Baldoria Verticale 
A4 Tristessa 
Side B
B1 Rapporto Njervudarov Sulla Teoria Degli Opposti Estremismi 
B2 Toujours L'Amour 
Il Montaggio Delle Attrazioni / Sinfonia Erotica 
B3a L'Oscillazione Poetica 
B3b Batte Il Tamburo.... Lentamente 
B3c Fedeltà Al Respiro!


Musicians:
Adriano Pedini: Drums, Vibraphone, Flute, Percussion 
Roberto Costa: Electric Bass, Contrabass, Synthesizer [Crumar, Polymoog], Trombone  
Bruno Mariani: Electric Guitar, Acoustic Guitar, Guitar Synthesizer [Roland], Percussion 
Piero Baldassarri: Electric Piano, Piano [Acoustic], Synthesizer [Polymoog] 
Piergiorgio Bonafé: Soprano Saxophone, Alto Saxophone, Tenor Saxophone, Clarinet, Bass Clarinet, Cornet, Flute

link | Official DR value: DR13 (info)

Bruno Mariani e l'Orchestra Njervudarov
(Interview by Marcello Marinone-Altrock)
Bruno Mariani č un musicista e produttore molto noto in Italia. Prima con Claudio Lolli e poi come chitarrista e produttore artistico in vari album di Lucio Dalla, Samuele Bersani, Luca Carboni, Ron, Ornella Vanoni.
Ma pochi sanno che è stato uno dei membri di una storica e geniale formazione italiana negli anni 70, l'Orchestra Njervudarov.
L'unico album prodotto dalla band nel 1979 "Con le Orecchie di Eros" è un gioiello poco conosciuto ma di estremo interesse e valore artistico.
Mi sembrava doveroso fare questo flashback con Bruno (grazie per lo sforzo!), per capire come si sia potuto produrre un disco di così alto valore in un periodo in cui un certo tipo di musica era caduta in una sorta di crisi "esistenziale".
Come vi siete formati? Quali erano i principi e gli obiettivi che vi hanno spinto a formare l'Orchestra e creare questo tipo di album? 
B.M. Nella prima metà degli anni 70 era in attività a Bologna un gruppo strumentale che godeva già di una buona popolarità nel circuito “alternativo” e che proponeva un elegante jazz-rock (allora lo chiamavano così), con un sound molto simile a quello dei Soft Machine.
Il gruppo si chiamava Frogs. Sax, basso, batteria e piano elettrico.
In quel periodo io ero già a Bologna (provenivo dalle Marche) per seguire gli studi universitari al Dams e, credo nel ’74 o ’75, sono entrato nel gruppo come chitarrista.
Col passare del tempo sono stati sostituiti batterista e tastierista e così si è fissata la formazione che ha preso poi il nome di Orchestra Njervudarov in occasione della realizzazione dell’album.
Io alla chitarra, Roberto Costa al basso, Adriano Pedini alla batteria, Piergiorgio Bonafè al sax, Piero Baldassari alle tastiere.
Quale principi vi hanno spinto a creare questo disco?
B.M. I semi erano stati gettati dalle grandi intuizioni del Miles Davis elettrico e soprattutto dai primi Weather Report che per me sono stati una vera “rivelazione”. Il “potente pathos” delle pause di Miles e Shorter, la “lirica freddezza” dei larghi temi che planavano su ritmiche sempre più incalzanti... quindi “tensione”… ma non solo; i temi stessi che si materializzavano come improvvise cristallizzazioni quindi...montaggio più che sviluppo ed il musicista consapevole “regista” di relazioni strutturate più che attore “vittima” del suo stesso linguaggio e della sua passionalità. 
Le influenze? 
B.M. Come già detto, innanzitutto i Weather Report, specialmente quelli di “I sing the body electric” e “Sweetnighter”, Miles Davis, ma anche la semiologia e Roland Barthes, il concetto di avanguardia e l’ideologia, l’esperienza interiore di George Bataille e un po’ di Stockhausen...e tante altre cose, naturalmente respirate e vissute tutte con l’entusiasmo, la presunzione e l’ingenuità dei ventenni nel contesto particolare dell’Italia e specialmente di Bologna in quegli anni. 
Come componevate e perché produrre un album così tanto "composto" e strutturato? 
B.M. Giusto! Hai nominato il concetto portante: struttura. E’ proprio nella struttura, nei rapporti che legano e intrecciano i piani sonori, che intendevamo la vera natura/lettura del nostro fatto musicale…lì, al centro di quel caleidoscopio, sistemare la “poltrona” dell’ascoltatore e accendere “l’Orecchio di Eros”.
Mi rifaccio quindi a quanto anticipato nella risposta n.2. Si trattava di andare in fondo e portare più in là possibile quei principi (naturalmente con le nostre piccole possibilità).
Tensione... sempre, energie contrapposte, montaggio e circolarità mai risolte...la “baldoria verticale”.
Per fare questo dovevamo negare ogni possibilità alle “retoriche” anche se splendide: la retorica della lettura “orizzontale”, il tema, lo sviluppo, l’improvvisazione, la retorica della “performance strumentale”, il climax, l’unita di tempo e di ritmo e via dicendo.
La mia piccola presunzione era che in quella zona, al centro di quel delirio organizzato e tridimensionale , ci fosse qualcosa di insostenibile quanto affascinante, spaventoso ma irrinunciabile, come la vertigine o l’estasi; un misto di cattiva coscienza e verità che è per me il vero “dovere” della musica. 
Il nome? Il suo significato? 
B.M. Il nome significa pressappoco Orchestra spezzanervi...tanto per rimanere nel “concept”. 
La vostra attività live? Cosa proponevate oltre ai brani del vostro unico album? 
B.M. Come Orchestra Njervudarov non abbiamo avuto molte occasioni per suonare dal vivo; comunque ai brani dell’album aggiungevamo il repertorio più “accomodante” dei Frogs magari di volta in volta un po’ modificato. Visto che eravamo sempre in sala prove, c’era sempre occasione per riarrangiare e inserire qualsiasi cosa colpisse la nostra attenzione... anche pezzi di colonne sonore, come per esempio ricordo la bellissima marcia-tarantella di Morricone dal film “Allonsafan” dei fratelli Taviani.
Il risultato dei nostri concerti era alla fine una specie di patchwork, montaggio-suite...qualcosa che poteva ricordare quello che facevano allora gli Art Ensemble Of Chicago.
Con quale riscontro di pubblico? 
B.M. Ripeto...il repertorio dell’album ha avuto pochissime occasioni di essere proposto dal vivo, ma ricordo che nonostante la sua indubbia “pesantezza” c’era comunque un certo seguito di appassionati ed estimatori.
C’era indubbiamente nell'aria in quegli anni un forte interesse e una notevole diffusione della musica, chiamiamola così, di ricerca “non convenzionale” come dici tu; faceva senz'altro parte del clima culturale e politico di quel periodo.
Per noi era normale ritrovarci a suonare in un teatro pieno, o in piazza e luoghi di un ceto prestigio, di fronte ad un folto pubblico, così come era normale ritrovarci in una sala gremita ad ascoltare due ore di solo sax con Sam Rivers o un concerto di “soli clusters” di Cecil Taylor. Tanto per dire... 
Per quanto tempo č esistita l'Orchestra N.? 
B.M. Non ricordo bene quanto è durata l’esperienza Orchestra Njervudarov; sono passati davvero tanti anni.
Più di ricordi precisi mi sono rimaste cose tipo sensazioni-ricordo o qualcosa di simile... non so se mi spiego... ed una di queste è quel disco e la sua realizzazione, sono stati, per i modi e l’impegno, veramente un “Tranche de vie”.
Non vorrei sparare paroloni, ma direi che ne siamo usciti un po’ stremati e un po’ cambiati, per me almeno è stato così... e con la sensazione implicita che si fosse come esaurita una fase o una specie di nostra piccola “missione”. 
Credi ci sia ancora un futuro oggi per le musiche non-convenzionali?
B.M. Me lo auguro davvero... io personalmente non ne so più nulla... Sono ormai 25 anni che bazzico la musica leggera anche se di “alto rango” e quando la sera esco per locali, mi capita di ascoltare si bravi musicisti, ma quasi sempre proposte musicali molto “convenzionali”.
Mi auguro che esista ancora da qualche parte, o possa nascere e svilupparsi un circuito di locali o etichette che permettano alla musica e ai musicisti di rientrare in possesso delle proprie facoltà mentali e “spirituali”... soprattutto ora che anche svendersi al commerciale non ripaga più di tanto.
Cosa hanno fatto e cosa fanno attualmente i membri dell'Orchestra N.? 
B.M. Con qualcuno ho continuato per qualche anno a collaborare nel campo della musica leggera, ma il “business” ci ha cambiato e divisi. Qualcun altro l’ho perso di vista tanti anni fa... qualcun altro purtroppo non c’è più.

Orchestra Njervudarov: Con le orecchie di Eros (1979)

(A review by classikrock.blogspot.it/)

Questo gruppo nasce a Bologna nella metà degli anni ’70 col nome di “Frogs” dall’unione di cinque musicisti emiliani e marchigiani: Bruno Mariani(chitarra, synth, percussioni), Piergiorgio Bonafè (sax, clarinetto, flauto dolce), Roberto Costa (basso, synth, trombone e futuro coautore di “Se fossi un angelo” di Lucio Dalla), Adriano Pedini (proveniente dai Tubi Lungimiranti:batteria, vibrafono, percussioni, flauto) e il tastierista Piero Baldassarri.
Inserita nel Collettivo Autonomo Musicisti di Bologna, dal 1976 la band cambia nome in Orchestra Njervudarov e diventa gradualmente la backing band di Claudio Lolli. Dapprima i soli Costa e Pedini appaiono su "Ho visto anche degli Zingari felici" e, nel 1977, tutti ad eccezione di Baldassarrisuonano in "Disoccupate le strade dai sogni".
Nel 1979 arriva il contratto con la EMI che ne pubblica in tiratura limitata e quasi senza alcuna promozione l’album, “Con le orecchie di Eros”.
Purtroppo il disco - oggi raro e ricercato - non solo non fornisce alcuna ulteriore notizia biografica sulla band, ma acuisce addirittura l’alone di mistero sulla sua data di produzione.
Infatti, malgrado esso fosse realmente stato stampato nel 1979, il suo numero di catalogo 3C064-18139 si riferisce a un codice in uso tre anni prima. La spiegazione di questa anomalia ci viene fornita da un comment di Vito Vita che ringraziamo sentitamente: "Il disco doveva essere pubblicato nel 1976, ma successe che Lolli abbandonò la EMI, passando alla Ultima Spiaggia, e quindi la EMI bloccò la pubblicazione. Lolli racconta che poi, fallendo l'Ultima Spiaggia, venne ricontattato dalla EMI, e la condizione che pose per ritornare alla vecchia etichetta fu quella di pubblicare il disco del suo gruppo....cosa che la EMI in effetti fece, ma senza promozione alcuna....ecco spiegata la discrepanza sul numero di catalogo." (fonte: Claudio Lolli - Libro intervista, Ed. Lato Side, 1982).

Sin dalla sua pubblicazione, si è sempre parlato di questo LP come un’opera strana, trasversale, incomprensibile. In realtà, io credo che gli ascoltatori più esperti, o coloro che frequentano da tempo Classic Rock, non dovrebbero rimanerne impressionati più di tanto.

Questo perchè, se da un lato è vero che le atmosfere di “Con le orecchie di Eros” sono oggettivamente molto particolari, dall’altro però, chi ha seguito con attenzione l’evolversi del Prog Italiano sino al ‘76, assimilando di volta in volta la lezione di gruppi quali Area, Dedalus (quelli di “Nastro Magnetico”), Perigeo, Arti e Mestieri e perchè no, delBaricentro, troverà sicuramente in queste musiche ben più di un appiglio a cui riferirsi.
Per esempio, a scala nazionale, le strategie di assemblaggio musicale richiamano piuttosto palesemente il percorso degli Area (es. in “Tot stelle reflex” e “Il montaggio delle attrazioni”).
Pescando invece oltre confine, i diversi livelli di contaminazione sono direttamente riconducibili a Zappa piuttosto che ai Weather Report o ai Soft Machine.
Infine, il gusto trasgressivo e goliardico che promana in particolare dal brano “Rapporto Njervudarov sulla teoria degli opposti estremismi”, è l’evidente conseguenza dell’ironica destrutturazione tipica del periodo Punk e soprattutto del Movimento ‘77.
Al di la dei riferimenti comunque, ciò che colpisce dell’album, è l’estrema "nonchalance" con la quale il quintetto si addentra in territori complessi e senza risparmiarsi in provocazioni sonore e contaminazioni stilistiche.
Il tutto anche se sin dal primo brano, il linguaggio risulta talmente formale da sembrare un esercizio di stile, se non addirittura "al ricalco".
“Tot stelle reflex”, per esempio ha una particolare impostazione Jazz-Fusion che richiama con decisione certi brani dei Weather Report.
Anzi, ad essere proprio onesti, gli intarsi tra fiati, piano elettrico e percussioni sembrano proprio la copia carbone di quegli squisiti call and answer tra Joe Zawinul, Wayne Shorter e Don Alias che consegnarono alla storia l’album Black Market del 1976. Nel successivo “Spleen” emerge anche il basso di Roberto Costa e a questo punto i più maligni potrebbero sbizzarrirsi in accostamenti con Jaco Pastorius di cui Costa era evidentemente un grande ammiratore.
Infelicemente, la coazione al ripetere la fusion Newyorchese sembra non finire mai anche nei successivi quattro brani strumentali fino a far sembrare l’Orchestra Njervudarov un clone italiano della Michal Urbaniak Band. L’unica traccia che fa eccezione al groove generale - ma al punto di sembrare completamente fuori luogo - è la già citata “Rapporto Njervudarov...” che è una specie dimash-up di alcuni successi disco (es: “You should be dancing” e “You’re the one that I want”) con citazioni demenziali tipiche del ‘77 bolognese, Skiantos in testa.
Ora, cosa c’entri un pezzo del genere con il resto dell’album, sarebbe bello saperlo.
Certo è che tra cellule clonate e una provocazione del tutto prescindibilie, “Con le orecchie di Eros” finisce per dare ragione al marketing EMI che lo pubblicò senza molta attenzione solo per non perdere Lolli. Personalmente, consiglio di ascoltare direttamente “Mr.Gone” e “Io sono un autonomo”.

3 comments:

Anonymous said...

Hello,

Thank you for sharing this interesting album! Can you tell us the track listing? Best regards,

Marc

Sosuke111 said...

Great Article and great group!!!!
I studied drums with Adriano Pedini and I heard from him about this legendary LP, I couldn't believe to find this LP on the net!!!!


Centraldoprog rulez!!!!!!!

Sosuke111 said...

Here's the track listing:

Songs / Tracks Listing
1. Tot stelle reflex (4:18)
2. Spleen, codice notturno (5:53)
3. Una baldoria verticale (4:52)
4. Tristessa (3:34)
5. Rapporto Njervudarov sulla teoria degli opposti estremismi (2:52)
6. Toujours l'amour (4:42)
7. Il montaggio delle attrazioni / Sinfonia Erotica (6:32)